<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503</id><updated>2012-02-01T15:17:17.759+01:00</updated><category term='Crimini di guerra'/><category term='Pensieri in libertà'/><category term='La Storia in ombra'/><category term='Presentazione'/><category term='Parliamo di Militaria...'/><category term='Crimini di oggi'/><category term='Fiere Mostre e Mercatini'/><title type='text'>Il Blog di MyMilitaria</title><subtitle type='html'>Il nuovo sito italiano di militaria</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>25</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-1963074970692282062</id><published>2011-12-11T14:25:00.000+01:00</published><updated>2011-12-11T14:25:38.802+01:00</updated><title type='text'>La strana storia della "Flakkrafte Brasilien"</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Hwf-H_KiVVY/TuSs5uPMS7I/AAAAAAAAAGA/jbCCHeGgDfw/s1600/brasilien.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-Hwf-H_KiVVY/TuSs5uPMS7I/AAAAAAAAAGA/jbCCHeGgDfw/s320/brasilien.jpg" width="252" /&gt;&lt;/a&gt;Qualche anno fa, durante una dei miei viaggi in Austria, ho trovato su una bancarella di un "Flohmarkt" una cornice con una croce di ferro di 2° classe e il relativo attestato. Potete immaginate che non me la sono lasciata scappare, rimandando al mio ritorno lo studio del documento per individuare l'unità di appartenenza del decorato. Con mia enorme sorpresa ho scoperto che il "kanonier" Simon Brandstetter, era stato decorato il 22 maggio1942 quando faceva parte del "Flakkrafte Brasilien" ( Forza contraerea "Brasile" ) che ricadeva sotto la giurisdizione del Luftgau VII, cioè di unità della quale non avevo mai sentito parlare prima e nulla potevo trovare sui sacri testi di storia militare o nei siti specializzati.&lt;br /&gt;Dopo un mese e molte supposizioni ( una compagnia composta da figli di emigrati tedeschi in Brasile, ecc.. ), finalmente un primo indizio: da un forum sul quale avevo postato la foto dell'attestato mi è giunta la seguente enigmatica indicazione: "cerca sul sito della città di Lauffen".&lt;br /&gt;Seguendo il suggerimento, non solo sono riuscito a dare una risposta a tutte le mie domande, ma ho scoperto una storia che sicuramente pochi conoscono anche perchè non è mai stata divulgata dai "vincitori".&lt;br /&gt;La citta' di Lauffen faceva parte della linea di difesa occidentale nel tratto fortificato Neckar-Enz con ben 11 fortificazioni. Pur non essendo mai stata utilizzata a tale scopo Lauffen subi' ben 37 bombardamenti aerei dal 22 agosto 1940 al 23 marzo 1945. Fino al 1943 la causa di questi unusuali e inspiegabili attacchi da parte degli alleati fu una finta installazione realizzata dalla Luftwaffe e denominata "Brasilien" (Brasile) e collocata a poca distanza dalla citta'. Il Comando Costruzioni della Luftwaffe ebbe l'incarico di realizzare una copia quasi perfetta della stazione principale di Stoccarda che in realta' si trovava a decine di chilometri di distanza. Usando grandi sagome di legno, pietre simili a quelle utilizzate per le pareti della vera stazione, stuoie stese per terra per imitare le strade, luci in movimento per simulare il traffico stradale, si ottenne un "sosia" perfetto della stazione di Stoccarda. Per la difesa di questa falsa stazione furono realizzate postazioni di artiglieria anti-aerea perfettamente efficienti.&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CZLfYynPgHg/TuStW3rpiEI/AAAAAAAAAGI/byxJScFcYsI/s1600/Zenetti_Emil.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-CZLfYynPgHg/TuStW3rpiEI/AAAAAAAAAGI/byxJScFcYsI/s320/Zenetti_Emil.jpg" width="202" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;General der Flakartillerie Emil Zenetti&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Queste postazioni furono servite da personale della Luftwaffe fino al 25 gennaio 1943 quando vennero reclutati anche i giovani della Hitler Jugend come "Flakhelfer" ( aiutanti artiglieri ). Vennero utilizzati anche molti prigionieri russi "volontari" inquadrati nell'Hiwis ( Hilfswillige russische Kriegsgefangene ) che aiutavano a rimuovere le macerie e riparare i danni. 30 forti riflettori e 50 postazioni antiaeree con un largo numero di cannoni e mitragliere servivano a sottolineare l'importanza di questo falso obiettivo. Sulla finta stazione , denominata in codice "Brasilien", cadde un'enorme quantita' di bombe ad alto potenziale e incendiarie. Per gli abitanti della regione fu un evento eccezionale tanto da attirare molti curiosi per assistere agli attacchi sui finti obiettivi che salvavano la vicina Stoccarda. E' straordinario quindi ritrovare oggi un documento ufficiale come questo attestato che riporta formalmente il nome segreto di questa straordinaria operazione di depistaggio organizzata dagli alti comandi della Luftwaffe.&lt;br /&gt;Dal 1940 al 1942 "Brasilien" riuscì a distogliere moltissimi attacchi aerei indirizzati verso il vero obbiettivo che era la stazione di Stoccarda. Solo nel 1941 caddero nei dintorni di Lauffen 100 bombe ad alto potenziale e 1500 bombe a frammentazione. L'ultimo raid alleato venne effettuato il 6 maggio 1942.&amp;nbsp; Con l'uso del radar, infatti, gli aerei alleati furono in grado di effettuare ricognizioni aeree di maggior precisione così da scoprire finalmente l'inganno nel quale erano caduti per ben due anni.&lt;br /&gt;L'intero sistema venne pertanto abbandonato dalla Luftwaffe e, dopo la guerra, le sue grosse pietre simili a quelle della stazione di Stoccarda, furono riutilizzate dagli abitanti di Lauffen per la ricostruzione della loro città. Questa si trovava infatti assai vicina al sistema difensivo "Brasilien" e fu spesso colpita dai raid aerei tanto che vi è testimonianza di ben 37 devastanti bombardamenti subiti dalla città nel corso dei primi anni di guerra. Tutto ciò non poteva certo far piacere ai suoi abitanti che erano particolarmente arrabbiati con i cittadini di Stoccarda tanto che nel 1958, il sindaco di Stoccarda Arnulf Klett ritenne doveroso porgere le scuse ufficiali della sua città alla cittadinanza di Lauffen.&lt;br /&gt;Non mi risulta che questa storia sia mai stata ufficialmente raccontata e se ne può ben comprendere il motivo: la Raf non fa certo una bella figura!&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HavPSU3po9E/TuSt3xyPMgI/AAAAAAAAAGQ/U4lMQ0RsKrQ/s1600/flakbrasilien.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="131" src="http://1.bp.blogspot.com/-HavPSU3po9E/TuSt3xyPMgI/AAAAAAAAAGQ/U4lMQ0RsKrQ/s400/flakbrasilien.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Batteria della "Flaklkrafte Brasilien" impegnata nella difesa della finta stazione di Stoccarda presso Lauffen&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-1963074970692282062?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/1963074970692282062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=1963074970692282062' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1963074970692282062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1963074970692282062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/12/la-strana-storia-della-flakkrafte.html' title='La strana storia della &quot;Flakkrafte Brasilien&quot;'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Hwf-H_KiVVY/TuSs5uPMS7I/AAAAAAAAAGA/jbCCHeGgDfw/s72-c/brasilien.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5702122642000781108</id><published>2011-10-09T21:40:00.000+02:00</published><updated>2011-10-09T21:40:46.155+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di oggi'/><title type='text'>Camerun, gli albini perseguitati dal pregiudizio</title><content type='html'>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/images/2011/10/09/180647756-730dfd8d-1470-4796-b90e-1614cb8eee8d.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Camerun, gli albini perseguitati dal pregiudizio Il racconto: &amp;quot;Noi, braccati e sacrificati&amp;quot;" border="0" height="320" src="http://www.repubblica.it/images/2011/10/09/180647756-730dfd8d-1470-4796-b90e-1614cb8eee8d.jpg" title="Camerun, gli albini perseguitati dal pregiudizio Il racconto: &amp;quot;Noi, braccati e sacrificati&amp;quot;" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 13px;"&gt;Stephane Ebongue, il giornalista del Camerun&lt;br /&gt;&amp;nbsp;rifugiato politico in Italia&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un'altra terribile strage nascosta della quale ho appreso leggendo un articolo di &lt;a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/09/news/albini-22946292/?ref=HREC1-12"&gt;Repubblica.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;del quale pubblico uno stralcio dell'intervista a&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 17px;"&gt;Stephane Ebongue, che fa parte della minoranza di duemila persone che scontano un basso livello di melanina:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;"C'è un vulcano nel mio Paese", racconta ancora Stephane. "Si chiama Epassamoto, che significa mezza persona, perché è ritenuto mezzo uomo e mezzo animale. Le credenze popolari dicono che in quel monte ci sia Dio e quando il vulcano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;"C'è un vulcano nel mio Paese", racconta ancora Stephane. "Si chiama Epassamoto, che significa mezza persona, perché è ritenuto mezzo uomo e mezzo animale. Le credenze popolari dicono che in quel monte&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;ci sia Dio e quando il vulcano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 20px;"&gt;è in attività è &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; line-height: 20px;"&gt;&lt;i&gt;perché quel Dio è arrabbiato. Per placare la sua ira si pensa che sia necessario il sangue degli albini. Per noi comincia l'angoscia, la notte diventa pericolosa"&lt;/i&gt;. L'ultima eruzione risale al 2007 e quell'anno Stephane ha deciso di scappare per sfuggire alla caccia agli albini,&amp;nbsp; duemila persone circa in tutto il Paese,&amp;nbsp; che ogni giorno scontano la pena di avere poca melanina, di essere ipovedenti. Bianchi fra i neri. Insulti per strada, aggressioni fisiche e rapimenti quando arriva il buio: "Siamo considerati una razza inferiore, ma al tempo stesso si crede che le parti del nostro corpo abbiano virtù terapeutiche. Siamo demoni ma anche potenziali salvatori".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #222222; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5702122642000781108?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/09/news/albini-22946292/?ref=HREC1-12' title='Camerun, gli albini perseguitati dal pregiudizio'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5702122642000781108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5702122642000781108' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5702122642000781108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5702122642000781108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/10/camerun-gli-albini-perseguitati-dal.html' title='Camerun, gli albini perseguitati dal pregiudizio'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5031578957498106515</id><published>2011-08-23T20:45:00.000+02:00</published><updated>2011-08-23T20:45:56.835+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Il genocidio dei cattolici nella Spagna rossa.</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In questi tempi, quando da più parti si accusa &amp;nbsp;Franco di ogni nefandezza durante la guerra civile spagnola accomunando ai falangisti i loro alleati italiani e tedeschi, mi è capitato di leggere sul Corsera di alcuni giorni fa, un articolo a firma di &lt;b&gt;Vittorio Messori&lt;/b&gt;, storico della Chiesa e scrittore di fama mondiale, a proposito del film sulla vita di &lt;b&gt;Escrivà de Balaguer&lt;/b&gt;, il fondatore dell'Opus Dei, &amp;nbsp;di prossima uscita nelle nostre sale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il film è opera di &lt;b&gt;Roland Joffé&lt;/b&gt;, un ebreo di origine francese nato in Inghilterra che si dichiara agnostico, ha avuto simpatie per i comunisti e cambiato parecchie mogli. Scrive Messori: "&lt;i&gt;Un merito del regista, ci pare, è non aver nascosto la volontà, da perte delle sinistre spagnole, di genocidio del clero, massacrato solo perchè cattolico. La parola &lt;b&gt;"genocidio"&lt;/b&gt; non è eccessiva: nella diocesi di Barbastro, città natale di don Escrivà, l'88 per cento dei sacerdoti fu ucciso, nei modi più barbari, nelle prime settimane di guerra civile e la mattanza si estese ai laici se "amici dei preti". Le suore furono stuprate, spesso da decine di "compagni", fino alla morte. Le salesiane di Madrid furono massacrate dalla canaille, cui era stato fatto credere che, alle bambine dei loro oratori, davano caramelle avvelenate. Alla fine questo il bilancio: uccisi 4.184 sacerdoti diocesani, 2.365 frati, 2.830 religiose, nonchè 13 tra vescovi e arcivescovi. Inoltre decine di migliaia di di laici cattolici. Alcuni furono crocifissi alle porte delle loro chiese, impalati, legati a bocche di cannone, squartati. Anche i genitori furono puniti per la colpa di avere tali figli: la madre di un gesuita fu soffocata cacciandole un crocifisso nella gola, molti furono bruciati vivi, altri gettati davanti ai tori, con gli assassini in divisa ad acclamare nell'arena. Papa Wojtyla ha proceduto alla beatificazione in massa di alcune centinaia di questi martririzzati solo perchè cristiani. Nessuna chiesa, nelle zone tenute dai governativi, scampò all'incendio o, almeno, alla devastazione: scomparve così la metà del patrimonio artistico spagnolo.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto ai franchisti, non furono di certo cherubini nè serafini, : lavorarono anch'essi molto con i plotoni di esecuzione ( sia durante che, ancor più grave, dopo la guerra ) e fucilarono essi pure dei preti: ma per ragioni politiche non religiose. Si trattava di alcuni sacerdoti baschi, militanti per la sevessione dalla Spagna.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sfidando la rimozione attuale di quei massacri ( i più sanguinosi dopo quelli della Francia del Terrore ) l'ebreo agnostico Joffè fa certamente opera politicamente scorretta, dunque meritoria."&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5031578957498106515?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5031578957498106515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5031578957498106515' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5031578957498106515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5031578957498106515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/08/il-genocidio-dei-cattolici-nella-spagna.html' title='Il genocidio dei cattolici nella Spagna rossa.'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-4362935678684425998</id><published>2011-08-02T21:54:00.000+02:00</published><updated>2011-08-02T21:54:46.861+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Storia in ombra'/><title type='text'>La schiavitù nel Tigrè</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-96wmsy23BHQ/TjhVe7dyw0I/AAAAAAAAAFA/ZdHEDzaVInI/s1600/schiavitu_tigre_1g.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-96wmsy23BHQ/TjhVe7dyw0I/AAAAAAAAAFA/ZdHEDzaVInI/s320/schiavitu_tigre_1g.jpg" width="239" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Pochi sanno che la schiavitù, tanto deprecata oggi da tutti governi democratici, era comunemente praticata in quei paesi che questi governi difendevano dall'aggressione fascista negli anni trenta, ma ancor di meno sono quelli che sanno cosa fece il governo italiano subito dopo la fine della guerra di Abissinia. Questo manifesto bilingue ( italiano e amarico ) stampato il 14 ottobre 1935 ad Adua e firmato da Emilio De Bono, è famoso in tutto il mondo anche se poco noto dalle nostre parti.&amp;nbsp; Rappresenta il primo atto ufficiale del governo italiano che con esso proclamava, forse per primo in europa, che &lt;i&gt;"Dove sventola la bandiera d'Italia ivi è la libertà. Perciò nel vostro paese la schiavitù , sotto qualunque forma, è soppressa."&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Gli Amara, nelle loro conquiste, hanno spesso modificato i nomi delle popolazioni sottomesse con un nome simile ma con significato dispregiativo, o addirittura con un nome che esprimesse lo stato di schiavitù. La provincia più settentrionale dell’Etiopia, che oggi è uno stato della Federazione Etiopica, si chiama Tigrai. Molti studiosi continuano a chiamarla Tigré (che è il nome con cui gli amara chiamano i tigrini) non sapendo che tigré in amarico significa “sotto il mio piede”, cioè “servo”. Tigrè invece era una popolazione dell’Eritrea settentrionale, con una struttura sociale in cui i tigré (servi) erano governati da un’aristocrazia di capi detti sciumaghillè (anziani).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-4362935678684425998?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.mymilitaria.it/liste_04/schiavitu_tigre.htm' title='La schiavitù nel Tigrè'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/4362935678684425998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=4362935678684425998' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4362935678684425998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4362935678684425998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/08/la-schiavitu-nel-tigre.html' title='La schiavitù nel Tigrè'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-96wmsy23BHQ/TjhVe7dyw0I/AAAAAAAAAFA/ZdHEDzaVInI/s72-c/schiavitu_tigre_1g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-2419675816422600774</id><published>2011-07-21T22:58:00.003+02:00</published><updated>2011-07-22T07:51:04.205+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Storia in ombra'/><title type='text'>Theo Saewecke: dalle SS alla CIA</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',serif;"&gt;Durante una ricerca in rel&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;azione ad un documento ril&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;asciato nel 1944 dall'&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Aussenkommandos der Sicherheitspolizei Mailand &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;( Comando de&lt;/span&gt;lla Polizia di Sicurezza a Milano ) mi sono imbattuto in una storia incredibile che ha come protagonista l'&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',serif;"&gt;SS-Huptsturmfuehrer Theodor Emil “Theo“ Saevecke che ne era il comandante e che ripropone il mistero di come alcuni criminali nazisti siano riusciti a sfuggire ad ogni castigo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bFzsUVvx72s/TiiIkAgsNxI/AAAAAAAAAEw/r7yemt5isvk/s1600/saevecke2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-bFzsUVvx72s/TiiIkAgsNxI/AAAAAAAAAEw/r7yemt5isvk/s400/saevecke2.jpg" width="112" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;b&gt;Theodor Emil “Theo“ Saevecke&lt;/b&gt;&amp;nbsp;era nato ad Amburgo il 23.3.1911, secondogenito dell'ex sottufficiale di carriera Kurt Saevecke e di sua moglie Maria, nata Sattelberg. Dopo aver frequentato la Realschule a Entin, il Realgymnasium a Parchim e a Ludwigslust e l'istituto Katerineum a Lubecca, nel febbraio del 1930 entra al liceo. Saevecke sente però il fascino del mare e, dopo aver lavorato per tre mesi «come volontario» nei&amp;nbsp;cantieri navali Neptun di Rostock e aver successivamente seguito un corso trimestrale all'Istituto nautico di Finkenwürder, il 19 dicembre 1930 corona il suo sogno e,&amp;nbsp;&lt;i&gt;«cadetto della marina mercantile»&lt;/i&gt;, si imbarca sul quattro alberi Padua di Amburgo a bordo del quale rimane fino al 20 giugno 1932 toccando per due volte le coste dell'America del sud. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Poi con un altro quattroalberi, il Primawall, partecipa a una traversata dimostrativa fino in Australia. Infine con il piroscafo Anna Cords naviga tra Inghilterra, Irlanda, Francia, Africa, Russia, Danimarca e Olanda finché il 27 marzo 1934 - per una malattia allo stomaco, dirà nel 1977- abbandona per sempre la vita sugli oceani e il 1° ottobre, realizzando finalmente quella che si rivelerà essere la sua autentica vocazione, entra nella polizia criminale di Lubecca come aspirante commissario.&lt;br /&gt;Iscrittosi al partito nazionalsocialista il 1° febbraio 1929, ha già tutte le carte in regola per essere ben accetto tra le forze dell'ordine hitleriano. Nel 1926 adolescente, ha aderito alla Schilljugend dell'Organizzazione Rossbach diventando dirigente del gruppo di Parchim per poi passare il 15 dicembre 1928, come «allievo in seconda» nelle Sturmabteilungen (SA) di Lubecca nelle cui file milita «attivamente», fino al 1938. Nel frattempo, nel 1937, frequenta la scuola ufficiali della Sicherheitspolizei (la polizia di sicurezza) e «dopo un solido collaudo» viene assegnato alla Direzione della polizia criminale di Berlino (Kriminalpolizei Leitstelle) dove diventa capo del reparto incendi e catastrofi, occupandosi anche della sezione omicidi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Allo scoppio della guerra, nel settembre 1939 viene immediatamente inviato a Poznan, il maggiore centro di quella parte della Polonia occupata direttamente annessa al Reich e, al 25 giugno 1940 , è direttore della divisione omicidi ricoprendo contemporaneamente il grado di capitano SA nel Führerkorps del I reggimento H. E. Maikowski di Berlino.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non si sa esattamente quando Saewecke entra nelle SS ma lo è già quando, richiamato nell’estate 1940 a Berlino, viene in novembre mandato a Tivoli dove frequenta un breve corso di polizia coloniale e nell’aprile 1942 è trasferito in Libia dove passa un anno collaborando con la Pai, la polizia coloniale italiana. Da qui passa in Tunisia dove, dal novembre 1942, rastrella ebrei da impiegare in lavori di carattere militare richiesti dalla Wehrmacht. In realtà Saewecke non opera affatto nella Wehrmacht ma nello&amp;nbsp;&lt;i&gt;«Einsatzkommando della polizia di sicurezza e dello SD Afrika»&lt;/i&gt;, a capo del quale è&amp;nbsp;&lt;b&gt;Walter Rauff&amp;nbsp;&lt;/b&gt;mentre lui ne è il diretto sostituto. Il 9 maggio 1943, quando il fronte africano crolla, Rauff e il suo vicario devono fare le valige ma la carriera continua e Saevecke, dopo una breve permanenza in Corsica, viene inviato in Italia dove i tedeschi, dopo la defenestrazione di Mussolini del 25 luglio, preparano le strutture poliziesche in previsione della occupazione militare. Così, in virtù dei meriti acquisiti per le dimostrate capacità, Saevecke viene inviato in agosto a Livorno per poi guadagnarsi un posto di maggior prestigio: all’indomani dell’8 settembre 1943 è a Milano come comandante la polizia e il servizio di sicurezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-aX5EimXGLgk/TiiKi4Gc_QI/AAAAAAAAAE4/Ft2-8NBcOwY/s1600/rauffsaevweb.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-aX5EimXGLgk/TiiKi4Gc_QI/AAAAAAAAAE4/Ft2-8NBcOwY/s1600/rauffsaevweb.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif;"&gt;&lt;i&gt;Saevecke, primo da sinistra in seconda fila, &lt;br /&gt;fotografato al seguito di Mussolini &lt;br /&gt;con vicino Walter Rauff&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;Riproducendo il modello organizzativo già collaudato nel Reich e nei paesi invasi, Himmler inviò come suo plenipotenziario l'Obergruppenführer (generale di corpo d'armata)&amp;nbsp;&lt;b&gt;Karl Wolff&lt;/b&gt;&amp;nbsp;con la carica di comandante supremo delle SS e della polizia. Carica che tuttavia non lo obbligava «ad immischiarsi nell'attività ‘ordinaria’ degli uffici distaccati delle direzioni superiori SS», anche per non «entrare in conflitto con gli uffici principali delle SS, i quali, a loro volta, avevano inviato nei territori occupati propri rappresentanti regionali». Uno dei più importanti tra questi ultimi era il generale&amp;nbsp;&lt;b&gt;Wilhelm Harster&lt;/b&gt;, trasferito in Italia come comandante la polizia e il servizio di sicurezza dopo aver ricoperto il medesimo incarico in&amp;nbsp;Olanda, dove si era distinto nella deportazione degli ebrei.&lt;br /&gt;Lo SD era in sostanza «la centrale informativa più completa della quale disponesse l'apparato tedesco in Italia» e chi, come Rauff, doveva rispondere del proprio operato a superiori come Harster e&amp;nbsp;&lt;b&gt;Kaltenbrunner&lt;/b&gt;, l'uomo che dal giugno 1942 aveva sostituito Heydrich alla testa dell'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, non poteva permettersi di avere per diretto collaboratore, a capo di un comando importante e delicato come Milano, un ufficiale che non offrisse la più assoluta garanzia di efficienza e - si tratta di SS - fedeltà ideologica. Il capitano &lt;b&gt;Theo&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Saevecke&lt;/b&gt;&amp;nbsp;apparteneva a quello che in periodo bellico era diventato il più potente dei servizi e dirigeva non solo il comando che operava nel cuore economico e politico dell'Alta Italia, ma aveva alle proprie dipendenze anche gli Aussenposten di Bergamo, Pavia e Novara, vale a dire quindi una discreta porzione di Lombardia, cui si aggiungeva una fetta di Piemonte tutt'altro che tranquilla dal punto di vista della guerriglia partigiana.&amp;nbsp;Documenti di fonte tedesca&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;ttestano che Saevecke resse l'&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;b&gt;Aussenkommando di Milano&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;a partire dal 13 settembre 1943.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;Non esiste più da tempo, ma allora l'&lt;i&gt;albergo Regina e Metropoli&lt;/i&gt;&amp;nbsp;si trovava in pieno centro, un palazzo signorile a duecento metri da piazza del Duomo con un ingresso in via Santa Margherita 6 e un altro in via Silvio Pellico 7. Elegante e spazioso, l'edificio venne immediatamente requisito e,&lt;br /&gt;circondato da barriere di filo spinato, casematte in cemento armato e illuminato di notte da potenti cellule fotoelettriche, diventò la sede del comando interregionale di Rauff e di quello interprovinciale affidato a Saevecke. Sembra che Rauff, anche lui come Heydrich ex ufficiale di marina espulso «perché riconosciuto colpevole di atti di violenza carnale», non corrispondesse proprio alla classica figura dell'ufficiale e gentiluomo: volgare, di carattere violento con i subalterni, assillato «da una morbosa propensione per le donne», non valeva nemmeno granché come poliziotto. Theo Saevecke era il contrario di Rauff: poliziotto di razza e di professione, era di notevole intelligenza e, nel complesso, riuscì a svolgere il&amp;nbsp;suo non facile compito senza macchiarsi, almeno apparentemente, di delitti. Saevecke, per sminuire l'entità dell'azione repressiva svolta a Milano, cercherà di limitare la sfera della sua attività all'ambito investigativo e sosterrà di non aver avuto a disposizione che dieci uomini, un numero nemmeno sufficiente ad operare arresti, ma una ricostruzione ufficiale postbellica di fonte tedesca gliene attribuisce esattamente il doppio mentre un rapporto germanico, redatto subito dopo la resa, parla di venti ufficiali, sessanta sottufficiali e venti soldati più un'altra cinquantina, forse italiani addetti alla sorveglianza.&lt;br /&gt;L'articolazione interna degli uffici dell'&lt;b&gt;AK Mailand&lt;/b&gt;&amp;nbsp;ricalca quella della centrale berlinese del RSHA - fatta eccezione per gli uffici VI e VII di cui non vi è traccia -: Ufficio I, personale; Ufficio II, amministrazione; Ufficio III, SD; Ufficio IV, Gestapo, Ufficio V, polizia criminale (gli ultimi due&lt;br /&gt;comandati dal tenente Eugen Krause, contemporaneamente sostituto di Saevecke). Come il suo collega Priebke e altri ancora, l'ex commissario Saevecke ha un portamento impeccabile, «veste bene la divisa» - dirà il dottor Gatti, all'epoca medico a San Vittore -, porta&amp;nbsp;sempre con sé un frustino e ostenta tratti da vero Herr Offizier prussiano che non sempre riescono però a contenere il nazista che è in lui né la sua arroganza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;All'indomani dell'8 settembre, accanto ai problemi di ordine più propriamente militare e a quelli connessi allo sfruttamento delle risorse produttive del paese, i nazisti devono affrontare anche quelli della prevenzione e della eliminazione di ogni forma di opposizione politica e sociale, ma non hanno personale da distaccare nel nuovo territorio occupato, sanno che il tempo stringe e sanno anche di doversi muovere in una realtà a loro quasi sconosciuta: l'utilizzo, in funzione esclusivamente strumentale, di quanto sopravvive del vecchio apparato amministrativo e poliziesco italiano, diventa una scelta quasi obbligata.&lt;br /&gt;In base a direttive emanate dal generale Harster il 27 novembre 1943, la polizia criminale (e di sicurezza) tedesca si era riservata la più ampia libertà d'iniziativa nei confronti di quella italiana, arrogandosi l'esclusivo diritto di procedere indiscriminatamente non solo contro cittadini tedeschi residenti in Italia ma anche contro italiani, mentre quella italiana, cui era interdetta ogni misura contro cittadini tedeschi, non poteva&lt;br /&gt;nemmeno operare in assoluta esclusività contro quelli italiani. Principi, questi, applicati nei confronti della polizia di Stato e di tutti i vari uffici di quelle politiche e speciali messe in campo da Guardia nazionale repubblicana, Brigate nere, Legione Muti e tutte le altre innumerevoli formazioni fasciste.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Saevecke&amp;nbsp;&lt;/b&gt;aveva dunque non solo il diritto d'ingerirsi in tutti gli affari trattati dalle diverse polizie italiane, ma anche la più ampia autorità su coloro che lavoravano per lui, autorità che di certo non poteva poi essergli contestata per ciò che riguardava i detenuti politici rinchiusi a San Vittore, la&lt;br /&gt;maggior parte dei quali gli veniva consegnata dagli agenti dell'Ufficio speciale dell'&lt;b&gt;Upi&lt;/b&gt;, l'Ufficio politico investigativo già della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale e dal dicembre 1943 inquadrato nella Guardia nazionale repubblicana. Anima nera dell'Upi provinciale è il capitano&amp;nbsp;&lt;b&gt;Ferdinando Bossi&lt;/b&gt;, il cui comando si trova in corso di porta Venezia 32.&lt;br /&gt;Dal settembre 1943 al settembre 1944 gli arrestati dall'Upi sono stati 1410, 890 dei quali «sono stati deferiti alle Autorità Germaniche».&lt;br /&gt;Saevecke ha utilizzato l'Ufficio politico investigativo nella repressione del movimento partigiano e nella caccia agli ebrei e per questo motivo, e non perché impossibilitato ad intervenire, ha lasciato loro campo libero all'interno di San Vittore. Se avesse voluto avrebbe potuto fin dal primo giorno interdire loro l'accesso alle carceri e impedire che interrogassero anche un solo prigioniero perché, vale la pena ripeterlo, era lui il dirigente responsabile e competente per i detenuti politici rinchiusi a San Vittore.I politici di San Vittore sono tutti ostaggi ed è ancora da lì che nelle prime ore del 10 agosto 1944 vengono prelevati&amp;nbsp;&lt;b&gt;i quindici martiri di piazzale Loreto&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;Verso le tre antimeridiane dell'8 agosto un camion e rimorchio della Wehrmacht, targato WM 111092, si ferma in viale Abruzzi all'altezza del numero civico 77. Per quale motivo non si sa, né si sa da dove provenga o quale destinazione abbia. Di certo la sosta non è per un guasto meccanico prova ne sia che il suo conducente, il caporalmaggiore Heinz Kuhn non chiede aiuto al vicino albergo Titanus che si trova a duecento metri ed è stato requisito per alloggiarvi i sottufficiali tedeschi, né alla autorimessa, anche lei requisita, in via Nicola Battaglia, a circa un chilometro. Lui, il caporale, è tranquillo e in una città dove da quasi due mesi gli automezzi germanici vengono attaccati in pieno&amp;nbsp;giorno, si mette a dormire nella cabina di guida.&lt;br /&gt;Alle 8.15 del mattino scoppiano «due ordigni applicati ad opera d'ignoti all'autocarro». Il caporale Kuhn, baciato dalla sorte, resta «ferito leggermente alla guancia destra», ma sei passanti rimangono uccisi e altri dieci feriti, cinque dei quali dimessi da Niguarda insieme al caporale dopo essere stati medicati.&lt;br /&gt;La sera del 9 agosto 1944 il comandante provinciale della Gnr,&amp;nbsp;&lt;b&gt;colonnello Pollini&lt;/b&gt;, informa il capo della Provincia&amp;nbsp;&lt;b&gt;Piero Parini&lt;/b&gt;&amp;nbsp;di aver ricevuto dal comando militare germanico l'ordine di mettergli a disposizione per l'alba del giorno successivo un plotone che dovrà fucilare quindici ostaggi «in base al recente Bando del Maresciallo Kesselring».&lt;br /&gt;Alle cinque del mattino Pollini lo informa che Kolberck non si è ancora fatto trovare. Alla stessa ora i quindici ostaggi stanno per uscire da San Vittore, forse sono già sul camion che li porterà a Loreto. Nel promemoria urgente per il Duce Parini riferisce che hanno cominciato a svegliarli alle 4,30, li hanno fatti scendere in cortile e hanno dato loro una tuta. Qualcuno avrebbe cominciato a spargere la voce che sarebbero stati destinati al servizio del lavoro in Germania. Sul registro di San Vittore vengono scaricati con l'annotazione manoscritta «Trasferiti per Bergamo». Una fonte più diretta ci informa invece che almeno alcuni di loro ebbero immediatamente consapevolezza del destino che li attendeva.&lt;br /&gt;Arrivano in piazzale Loreto alle 5.45, sul posto c'è già un ufficiale tedesco scortato da quattro soldati. Pollini assiste a tutta la scena. L'SS fa mettere gli ostaggi contro una palizzata e, disposti i militi della Muti a semicerchio, ordina immediatamente il fuoco. Al momento dell'esecuzione il piazzale era deserto, stante l'ora.&lt;br /&gt;L'ufficiale tedesco diede l'ordine ai militi di fare un cordone intorno al mucchio di cadaveri, al di sopra dei quali affisse un cartello che indicava la rappresaglia per l'attentato di V.le Abruzzi. Il cartello era firmato&amp;nbsp;&lt;i&gt;‘Il Comando Militare Tedesco".&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;Il capo della Provincia sa che quel pubblico massacro e quei quindici cadaveri abbandonati sull'asfalto non sono soltanto, come scriverà a Mussolini con un tardivo soprassalto di sensibilità, «un'offesa alla tradizione civile di Milano», sono un trauma per l'intera cittadinanza e soprattutto gli costeranno la credibilità di quei ceti medi e di quella borghesia imprenditoriale che aveva cercato di rassicurare.&lt;br /&gt;Alle 8 Parini telefona inutilmente a&amp;nbsp;&lt;b&gt;Tensfeld&lt;/b&gt;&amp;nbsp;per ottenere l'autorizzazione a farli trasportare all'obitorio: il generale è assente e il colonnello Kolberck, come il generale Wening, come lo stesso Rauff, se ne lavano le mani; i cadaveri, dopo un energico intervento del cardinale Schuster, verranno rimossi nel pomeriggio, ma intanto non si contano i milanesi che si sono recati in piazzale Loreto.&lt;br /&gt;Dalla ricostruzione degli avvenimenti fatta da Sua Eccellenza Parini sulla scorta del racconto del colonnello Pollini, la rappresaglia sarebbe stata voluta e ordinata dell'SS-Brigadenführer und Generalmajor der Polizei (generale di brigata delle SS e della polizia)&amp;nbsp;&lt;b&gt;Willy Tensfeld&lt;/b&gt;, capo delle SS e&amp;nbsp;della polizia per l'Italia nordoccidentale, il quale, direttamente subordinato a Wolff, doveva coordinare l'impiego tattico delle SS, della Ordnungspolizei e della polizia ausiliaria italiana nella repressione dei sabotaggi, nel controllo delle masse operaie e, più in generale le forze della Gnr, nella lotta antipartigiana.&lt;br /&gt;Rauff era tuttavia responsabile del mantenimento dell'ordine non soltanto nel milanese ma in tutto il territorio affidatogli e, in quanto comandante la Sipo-SD dell'Italia nordoccidentale, se era lui a dover in ultima istanza rispondere ai suoi superiori gerarchici anche della sicurezza in provincia di Milano, e di ciò che Saevecke faceva o non faceva per garantirla, tale compito spettava in primo luogo e direttamente a Saevecke che, a sua volta, doveva risponderne a Rauff. Se dunque vi fu una richiesta d'autorizzazione per procedere alla rappresaglia di piazzale Loreto, ritenuta provvedimento indispensabile per il ristabilimento di quell'ordine di cui Saevecke era il responsabile immediato, è logico pensare che tale richiesta sia partita da Saevecke e che Rauff l'abbia solo inoltrata, magari sostenendola, per via gerarchica.&lt;br /&gt;E’ certo, pertanto, che da parte del comando piazza della Wehrmacht, in risposta agli attentati e ai “disordini” accaduti tra la metà di luglio e il 13 agosto 1944, non fu ordinata nessuna rappresaglia su ostaggi, nessuna fucilazione bensì unicamente l’anticipazione del coprifuoco.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Fu dunque Saevecke a volere e a richiedere la fucilazione dei quindici martiri e, a questo punto, poco conta che sia stata magari avallata da Tensfeld in qualità di diretto rappresentante territoriale di Wolff.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Fin dalla seconda metà del 1944 i vertici delle SS, utilizzando con estrema cautela e diffidenza prima la mediazione del Vaticano e poi di personaggi del mondo industriale, avviarono una serie di abboccamenti con i servizi alleati per sondare le possibilità di negoziare la resa sul fronte italiano.&lt;br /&gt;Un bel giorno agli inizi del gennaio 1945, in debito sfacciato con la fortuna, Saevecke cattura&amp;nbsp;&lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt;, la più prestigiosa personalità politica e militare della Resistenza.&amp;nbsp;&lt;span style="color: black;"&gt;Con&amp;nbsp;&lt;i&gt;«Maurizio»&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Saewecke si comporterà poi con una diplomatica correttezza che, in previsione dell'ormai inevitabile sconfitta, non è malignità attribuire a una opportunistica valutazione dell'importanza del prigioniero, ma per il resto, nel dirigere la repressione antifascista, il capitano non sembra proprio essere cambiato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fosse stato preso un anno prima c'è da giurare che sarebbe morto tra le più atroci torture, ma i tempi sono cambiati, l'uomo è personaggio di importanza europea, di «Europa Format» come lo definisce Wolff, e adesso per i tedeschi è di primario interesse l'acquisizione di elementi di&lt;br /&gt;valutazione politica. Più che la conoscenza della rete organizzativa del Comando generale partigiano o la dislocazione delle forze, a Saevecke e ai suoi superiori necessita ora capire se e quali margini esistano per inserirsi in quelle contraddizioni e per manovrare una pace separata con gli&lt;br /&gt;occidentali. Saevecke, che quando si tratta di personalità italiane di rilievo si dimostra pienamente&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;consapevole dei limiti della brutalità dei suoi subalterni, affida a&amp;nbsp;&lt;b&gt;Luca Osteria&lt;/b&gt;&amp;nbsp;l'incarico di interrogare Parri, ma l'ex provocatore dell'Ovra ha definitivamente fatto il salto della quaglia e perquasi un mese non soltanto concerterà con Parri le risposte, passando poi a Saevecke relazioni dal contenuto inconsistente e fuorviante, ma mostrerà al prigioniero importanti documenti riservati di fonte germanica, finché il 3 febbraio 1945 «Maurizio» viene trasferito al comando centrale di Harster a Verona. Vi rimane fino al 7 marzo quando, per diretto intervento di Wolff viene prelevato e accompagnato in Svizzera insieme al maggiore degli alpini Antonio Usmiani: gli americani ne hanno preteso la liberazione come pregiudiziale prova di buona fede per la continuazione delle trattative. Ad Harster Wolff dà a intendere che si tratta di uno scambio di prigionieri, un regalo per il compleanno&amp;nbsp;di Hitler: Parri in cambio del colonnello Wünsche, ex aiutante di campo del Führer. Il gioco è rischioso anche per Wolff: Himmler ha proibito qualsiasi contatto con gli angloamericani e lo stesso Harster, che sul finire del 1944 ha avuto degli abboccamenti con il presidente della Snia Franco Marinotti nell'eventualità di un passaggio pacifico di potere agli alleati, da tempo ne spia le mosse e adesso segnala a Himmler la strana liberazione di Parri.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Quando alla fine del febbraio 1945 il fidato Osteria sparisce improvvisamente, Saevecke lo rimpiazza con&lt;b&gt;Vincenzo Cairella&lt;/b&gt;, dirigente la sezione dell'ufficio politico della Muti distaccata nella caserma Salines di via Tivoli, e per opera precipua del quale, verso la fine del 1944 divennero assai stretti i rapporti della Muti col comando SS dell'albergo Regina. Non è invece possibile appurare come si sia comportato rispetto alla prosecuzione delle trattative segrete fra tedeschi e angloamericani. Nei documenti e nella memorialistica sui negoziati con gli alleati, e su quelli poi abortiti con il Cln tramite la Curia milanese, ricorrono i nomi di Wolff, Dollmann, Rauff e del tenente Guido Zimmer, aiutante di campo di Wolff, compare anche quello del capitano Josef Vötterl, comandante la polizia di sicurezza alla frontiera di Como, ma non compare mai quello di Saevecke.&lt;br /&gt;Né si sa quale posizione abbia preso dopo il 17 aprile 1945, quando, in seguito alla partenza di Wolff richiamato improvvisamente in Germania da un Himmler sempre più insospettito, il quadro della situazione milanese sembra improvvisamente peggiorare.&lt;br /&gt;Impossibile che dal suo posto d'osservazione Saevecke non abbia colto i maneggi di Rauff e Dollmann con la Curia milanese, ma ormai lo sfoggio di un fanatismo fuori tempo può costare caro. Meglio asserragliarsi insieme agli altri all'interno del Regina e aspettare l'ala protettrice degli&lt;br /&gt;americani.&lt;br /&gt;Saevecke e i suoi sanno in quali rischi incorrerebbero se si arrendessero ai partigiani e Wolff ha inoltre ottenuto dagli alleati l'impunità per i negoziatori. Si tratta di attendere due o tre giorni, l'albergo è difendibile e per stanarli la Resistenza dovrebbe distruggere l'intero palazzo, sacrificare altri combattenti e non ne vale la pena, il prezzo della libertà è già stato salato. Questa, almeno, la motivazione che fornirà Pietro Secchia, ma oltre alla volontà di non versare altro sangue, sui comandi partigiani deve aver pesato anche il volere degli americani, a ricordare il quale ci penserà molto probabilmente anche il capitano dell’Office strategic services&amp;nbsp;&lt;b&gt;Emilio Quintius Daddario&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il 28 aprile Daddario fa la spola tra l’albergo Regina e il comando generale del Corpo volontari della libertà, poche ore dopo, il 29 aprile, i carri armati americani entrano in città e il 30, sotto la loro protezione, Saevecke abbandona la sede del suo comando dopo diciannove mesi e diciassette giorni di occupazione spietata. Di quel giorno, e della fine dell'Aussenkommando Mailand, rimane una serie di fotografie che fissano la resa e l'evacuazione del Regina, e le riprese filmate dai cineoperatori militari della V armata statunitense e da un partigiano al seguito delle brigate di Moscatelli: gli appartenenti alla Wehrmacht, sotto scorta partigiana, sfilano a piedi per via Dante preceduti da due ufficiali che si coprono il volto davanti all'obiettivo; le SS, truppa e graduati insieme alle segretarie del comando, vengono caricati su camion mentre gli ufficiali lasciano l'albergo a bordo di alcune macchine scoperte ostacolati da una folla sempre più minacciosa che tenta di agguantarli, tanto che gli americani sono costretti a sparare alcune raffiche di mitra in aria per consentire loro il passaggio. Saevecke non sembra comunque apparire nei fotogrammi impressionati, forse se lo sono già portato via gli alleati, forse, come altri, non vuole essere immortalato in quello che non può non vivere come il momento dell'umiliante sconfitta della sua arroganza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;b&gt;Saevecke&lt;/b&gt;&amp;nbsp;fu reclutato dalla&amp;nbsp;&lt;b&gt;CIA&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(&amp;nbsp;&lt;i&gt;Central Intelligence Agency&lt;/i&gt;&amp;nbsp;) americana verso la fine degli anni quaranta e gli fu attribuito il nome in codice&amp;nbsp;&lt;i&gt;"Cabanio"&lt;/i&gt;. Probabilmente fu dovuto a tale passaggio nei servizi statunitensi che le indagini relative la suo caso, istruite già alla fine della guerra dallo Special Investigation Branch che si occupava dei criminali di guerra nazifascisti furono accantonate, malgrado le foto degli eccidi e le oltre 40 testimonianze a carico raccolte, inclusa la piena confessione, resa dallo stesso Saevecke ai militari americani d'occupazione, relativamente alla Strage di Piazzale Loreto e la fucilazione per rappresaglia di altri otto civili innocenti a Corbetta (Milano) nell'estate del 1944.&lt;br /&gt;Finì così nell'«&lt;i&gt;armadio della vergogna&lt;/i&gt;» anche il fascicolo che riguardava la strage del 10 agosto 1944 , contrassegnato dal numero 2167, riguardante 13 tedeschi e 4 italiani. Tra i tedeschi incriminati il colonnello Walter Rauff (comandante delle SS nella regione Italia Nord-Ovest), il generale Willy Von Tensfeld ed il capo della piazzaforte di Milano generale Von Goldbeck.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Saevecke&lt;/b&gt;&amp;nbsp;fu introdotto nei ranghi della&lt;b&gt;&amp;nbsp;polizia della Germania occidentale&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e vi fece carriera indisturbato, giungendo a ricoprire il grado di vicedirettore dei servizi di sicurezza del Ministero degli Interni. La notte del 27 ottobre 1962 organizzò ed eseguì una irruzione illegale ed intimidatoria ai danni delle redazioni del settimanale Der Spiegel a Bonn e ad Amburgo. Ne seguì invece una violenta campagna stampa contro Saevecke che condusse alla formulazione di accuse circa la sua partecipazione alla consumazione di guerra in Tunisia e in Italia. Allarmate, le autorità tedesche chiesero alle omologhe italiane notizie sull'attività di Saevecke durante la guerra. Dalle indagini condotte dal giudice milanese Guido Salvini, in qualità di consulente della commissione parlamentare, è emerso che nel 1963, a seguito della richiesta tedesca - la Procura Generale Militare e il Gabinetto del Ministero della Difesa si scambiarono il fascicolo per lungo tempo senza mai trasmetterlo a Bonn ed archiviandolo il 20 maggio 1963. In tal modo Saevecke proseguì indisturbato o quasi la sua carriera nella polizia tedesca sino alla pensione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hqQK5PVgMNQ/TiiJTSPqJiI/AAAAAAAAAE0/v-osg-P_CvA/s1600/hitlermilano.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-hqQK5PVgMNQ/TiiJTSPqJiI/AAAAAAAAAE0/v-osg-P_CvA/s320/hitlermilano.jpg" width="227" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;Il libro liberamente scaricabile da Internet&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;Saewecke è stato sottoposto a&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.associazioni.milano.it/isec/ita/memoria/saevsent.htm" target="_blank"&gt;processo&lt;/a&gt;&amp;nbsp;in Italia&amp;nbsp;solo grazie al ritrovamento di documenti occultati per decenni in Italia a seguito delle indagini condotte dal Procuratore militare&amp;nbsp;&lt;i&gt;Antonino Intelisano&lt;/i&gt;&amp;nbsp;durante il processo al criminale nazista&amp;nbsp;&lt;i&gt;Erich Priebke&lt;/i&gt;; nel 1994 a Palazzo Cesi, sede della Procura Generale Militare della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione, fu ritrovato il cosiddetto «&lt;i&gt;armadio della vergogna&lt;/i&gt;», nel quale erano occultati sin dal primo dopoguerra numerosi fasciscoli relativi alle stragi nazifasciste commesse in Italia durante la II guerra mondiale ed ai quali non era mai stato dato seguito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;I fascicoli, conservati in voluminosi faldoni, erano relativi a centinaia di crimini che, complessivamente, causarono molte migliaia di vittime innocenti tra la popolazione civile (si stima una cifra di circa 15.000 morti). Tra questi fascicoli erano compresi anche quelli che riguardavano le stragi commesse per ordine di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Saeveke&lt;/b&gt;, tra le quali l'eccidio consumato in Piazzale Loreto.&lt;br /&gt;Il ritrovamento dei faldoni - oltre a rendere possibile l'istruzione dell'indagine e del processo contro il responsabile della strage milanese e di altri procedimenti contro criminali di guerra - suscitò vivo scandalo e fu alla base dell'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti istituita durante la XIV legislatura (2003/2006).&lt;br /&gt;Nonostante le prove già raccolte nel 1946 dalle autorità d'occupazione inglesi sulle responsabilità di Saewecke in merito alla strage di Piazzale Loreto, nel dopoguerra l'ex capitano delle SS lavorò prima al servizio della CIA e poi, riammesso nei ranghi della polizia federale tedesca, fece una brillante carriera divenendo vicedirettore dei servizi di sicurezza della ex Germania ovest fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1971.&lt;br /&gt;La richiesta d'estradizione, inoltrata dopo la pronuncia della sentenza dal ministero di Giustizia italiano, non è stata accolta dalle competenti autorità federali tedesche ma il 18 luglio 2000 il Ministero federale degli Affari esteri informava il ministero italiano che la Procura di Osnabrück, esaminati gli atti processuali inviati dalla Procura militare di Torino, aveva aperto un procedimento giudiziario a carico dell'ex capitano Saewecke.&amp;nbsp;I&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;l procedimento è stato archiviato in seguito al decesso di Saewecke, avvenuto nel dicembre 2000.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_6fambWSUmQ/TiiNgFcDP1I/AAAAAAAAAE8/cDkWNCkP7v8/s1600/sddoc2g.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="280" src="http://2.bp.blogspot.com/-_6fambWSUmQ/TiiNgFcDP1I/AAAAAAAAAE8/cDkWNCkP7v8/s400/sddoc2g.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il documento che ha dato il via alla ricerca&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia,'Times New Roman',Times,serif; font-size: 15px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-2419675816422600774?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.mymilitaria.it/Liste_02/saevecke.htm' title='Theo Saewecke: dalle SS alla CIA'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/2419675816422600774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=2419675816422600774' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/2419675816422600774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/2419675816422600774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/07/theo-saewecke-dalle-ss-alla-cia.html' title='Theo Saewecke: dalle SS alla CIA'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bFzsUVvx72s/TiiIkAgsNxI/AAAAAAAAAEw/r7yemt5isvk/s72-c/saevecke2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-4330343561093797639</id><published>2011-07-17T13:24:00.001+02:00</published><updated>2011-07-17T13:33:34.265+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Storia in ombra'/><title type='text'>Il Lapplandschild, l'ultima decorazione tedesca.</title><content type='html'>&lt;div style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-RRS9tuiEJHk/TiLFIRzgD_I/AAAAAAAAAEE/mxAbOQUAZz0/s1600/lappland3.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-RRS9tuiEJHk/TiLFIRzgD_I/AAAAAAAAAEE/mxAbOQUAZz0/s200/lappland3.jpg" width="146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;Il "&lt;b&gt;Lapplandschild"&lt;/b&gt; ( Scudetto di Lappland ) fu l'ultima decorazione ufficiale tedesca rilasciata durante la seconda guerra mondiale. Poco conosciuta e anche poco amata dai collezionisti di militaria tedesca, forse per la varia tipologia degli esemplari offerti e per i dubbi sulla loro originalità, ci racconta invece di uno straordinario ed inusuale scenario di guerra svoltosi nel lontano nord a cavallo del circolo artico, del quale poco si sa e poco si è parlato.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;Negli ultimi mesi del 1944, la &lt;b&gt;20.Gebirgsarmee&lt;/b&gt;, comandata dal &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Generaloberst"&gt;&lt;span style="color: #0745ad;"&gt;Generaloberst&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Lothar Rendulic&lt;/b&gt;, che raccoglieva tutte le forze tedesche presenti in Finlandia e Norvegia, doveva contemporaneamente affrontare tre missioni quasi impossibili:&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;continuare a combattere contro i russi che avanzavano da est, tenere a bada gli ex alleati finlandesi che avevano firmato un armistizio separato a Mosca nel settembre 1944, ed infine predisporre la ritirata per trasferire circa&amp;nbsp; 350.000 uomini in Norvegia senza invadere la Svezia neutrale. L'armistizio russo-finlandese prevedeva, infatti, &amp;nbsp;che i finlandesi combattessero da subito contro i loro ex alleati tedeschi preparando il terreno alle truppe russe. In realtà i rapporti tra i comandi tedesco e finlandese, seppur tesi, rimasero in un ambito di cooperazione per ridurre al minimo i danni ai civili. Così la quasi totalità della popolazione del Lappland, circa 168.00 persone, fu evacuta in Svezia e nel sud della Norvegia prima che scoppiassero le ostilità. Per evitare di essere accerchiati dai nuovi nemici, i tedeschi in ritirata distruggevano tutte le infrastrutture che si lasciavano alle spalle ( ponti, strade e difese ) prima di raggiungere la tappa successiva. Tra i danni in tal modo provocati, viene spesso citata la distruzione totale della capitale Rovaniemi. In realtà anche in questo caso la verità sta da un'altra parte: Rovaniemi venne distrutta dallo scoppio di un treno munizioni, allontanato dai tedeschi e riportato&amp;nbsp; in stazione dalla resistenza, e dall'incendio susseguentemente appiccatosi alle sue case di legno ( v. "Le truppe da montagna di Hitler" di James Lucas).&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;L'8 gennaio 1945 il comando della 20.Gebirgsarmee venne assunto dal generale austriaco &lt;a href="http://www.bridgend-powcamp.fsnet.co.uk/General%20der%20Gebirgstruppe%20Franz%20B%F6hme.htm"&gt;&lt;span style="color: #1636ee;"&gt;Franz Friedrich Boehme&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che lo mantenne ufficialmente fino al 16 ottobre 1945, ben cinque mesi dopo la resa della Germania! Proprio da questo caso unico durante la seconda guerra mondiale, nasce la storia, altrettanto unica, del Lapplandschild.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify;"&gt;Il &lt;b&gt;"Lapplandschild"&lt;/b&gt; fu ufficialmente approvato il 1 maggio 1945, un giorno dopo il suicidio di Hitler. Si ritiene pertanto che nessun riconoscimento sia stato assegnato durante le ostilita' e prima dell'8 maggio 1945 quando l'Armata si arrese agli inglesi dopo che il Generaloberst Franz Boehme ebbe ricevuto il "&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/German_Instrument_of_Surrender"&gt;&lt;span style="color: #1636ee;"&gt;German Instrument of Surrender"&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ( il documento che ratificava l'armistizio firmato a Rheims il 7.5.1945 ). Il compito di disarmare i soldati tedeschi dell'armata venne affidato alla 1st Airborne Division inglese e ai mebri della Force 134 destinata a diventare la forza di occupazione alleata in Norvegia: circa 30 uomini contro i 350.000 tedeschi. Tutto però si svolse senza eccessivi problemi salvo alcune forti resistenze dei comandanti di alcuni sommergibili della base di Trondheim. Il 10 maggio giunse in Norvegia il generale inglese &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Thorne"&gt;&lt;span style="color: #1636ee;"&gt;&lt;b&gt;Andrew Thorne&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che assunse la carica "Commander-in-Chief Allied Liberation Forces" che mantenne fino alla sua partenza il 30 ottobre 1945.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 16.0px Georgia; line-height: 19.0px; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify;"&gt;Il Generale Thorn, andando contro tutte le usanze, consenti' ai suoi prigionieri di conservare le loro decorazioni e la loro struttura gerarchica ( probabilmente perche' non veniva scartata a priori la possibilita' di usare le truppe tedesche per opporsi ad un eventuale attacco russo ) cosicche' i soldati della 20.Gebirgsarmee poterono far fabbricare i loro scudetti da qualsiasi laboratorio della zona fosse in grado di farlo con il risultato di ottenere esemplari assai diversi tra loro e realizzati in maniera artigianale usando i piu' svariati materiali disponibili al momento inclusi zinco, alluminio e lamierino.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-N-Ejtp0Txto/TiLFkZmLExI/AAAAAAAAAEI/sQpvR-AuFDE/s1600/401px-Bundesarchiv_Bild_183-J21813%252C_Franz_Bo%25CC%2588hme.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-N-Ejtp0Txto/TiLFkZmLExI/AAAAAAAAAEI/sQpvR-AuFDE/s320/401px-Bundesarchiv_Bild_183-J21813%252C_Franz_Bo%25CC%2588hme.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il Generaloberst Franz Boehme&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 16px/normal Georgia; line-height: 19px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: center;"&gt;L'assegnazione di questo riconoscimento prese il via sotto il controllo del generale Boehme. Fu stabilito che ne avessero diritto coloro che avevano prestato servizio attivo per almeno sei mesi nell'area, fossero stati feriti durante un combattimento nell'area oppure avessero meritato una ricompensa per atti di coraggio compiuti nell'area. Sebbene quindi le assegnazioni siano state effettuate dopo la fine della guerra il "Lapplandschild" deve essere considerato una decorazione ufficiale in quanto autorizzato prima della capitolazione della Wehrmacht. Quasi tutti gli attestati sono realizzati in maniera molto spartana e per la maggior parte presentano il timbro del reggimento senza la svastica. Durante la loro ritirata verso il sud della Norvegia le diverse unita' tedesche si erano sparpagliate su tutto il territorio e furono ritrovate da Narvik a Lillehammer e solo il 30 agosto 1945 tutte le unita' della divisione furono catturate. L'assegnazione del Lapplandschild ebbe termine il 16 ottobre 1945 ( anche se sono rari gli attestati datati dopo il 30 agosto ) quando il generale Boehme venne considerato ufficialmente prigioniero di guerra e rinchiuso nel Camp 1 dal quale venne trasferito il 9 gennaio 1946 all'Island Farm Special Camp 11 a Bridgend nel Galles del sud. Il Generaloberst Franz Boehme si suicidò il 29 maggio 1947, gettandosi dal 4° piano della prigione di Norimberga, dove era detenuto in attesa di essere giudicaro per crimini da lui commessi contro gli ostaggi quando si trovava in Serbia nel 1941.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font: 12.0px Helvetica; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div style="font-size: medium; font: normal normal normal 13px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;div style="font-size: medium; font: normal normal normal 13px/normal Helvetica; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; min-height: 16px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-4330343561093797639?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/4330343561093797639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=4330343561093797639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4330343561093797639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4330343561093797639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/07/il-lapplandschild-lultima-decorazione.html' title='Il Lapplandschild, l&apos;ultima decorazione tedesca.'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-RRS9tuiEJHk/TiLFIRzgD_I/AAAAAAAAAEE/mxAbOQUAZz0/s72-c/lappland3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-4174082522527165433</id><published>2011-07-08T23:41:00.000+02:00</published><updated>2011-07-08T23:41:37.953+02:00</updated><title type='text'>La Storia ( e la Vergogna ) siamo noi!</title><content type='html'>Che vergogna! Ho appena visto questo spregevole filmato propagandistico e demagogico, degno della peggiore seconda repubblica con accuse incredibili e assolutamente non provate a Mussolini ed alla sua famiglia. Tutti conosciamo quale sia stata la la vita di Donna Rachele e dei suoi figli, con la sola pensione statale di reversibilità derivantele dalla carica ufficiale del defunto marito. Chi conosce Livorno sa come sia vissuta negli anni postbellici Edda Ciano che avrebbe potuto contare sulle cospicue ricchezze della famiglia Ciano, accumulate da Costanzo Ciano, medaglia d'oro della prima guerra mondiale e senatore del Regno, e non certo da Galeazzo che, se ha speso ha speso del suo.&lt;br /&gt;Vorrei che qualcuno mi mostrasse i documenti dai quali risultano le immense ricchezze accumulate dai gerarchi fascisti e, ovviamente, passate ai loro discendenti dopo la fine della guerra: Balbo, Pavolini, Buffarini Guidi, Starace, Muti, Vidussoni, Scorza, ecc. Non mi risulta che nessuna di queste famiglie sia venuta alla ribalta per le sue ricchezze dal 1945 ad oggi. Riporto qui un pezzo tratto da un articolo del giornalista e scrittore Filippo Giannini che mi sembra ben rispondere a Minoli e alla sua Storia ( sua e non nostra ):&amp;nbsp;"A guerra terminata nel bel mezzo della&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;caccia al fascista&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; e delle inquisizioni cui erano sottoposti, lo &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Stato democratico &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;e finalmente &lt;/span&gt;&lt;i&gt;libero&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; (di rubare!) aprì un’inchiesta a carico di 5005 (cinquemila e cinque) gerarchi e alti funzionari del mai &lt;/span&gt;&lt;i&gt;sufficientemente deprecabile infausto Ventennio&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, inchiesta tendente ad accertare quanto i fascisti avessero rubato. L’operazione di indagine andò avanti per un paio di anni. Ma a farsa si somma farsa. Come scritto non si trovò nulla di illegale; un bel giorno apparve su tutti i giornali (&lt;/span&gt;&lt;i&gt;politicamente corretti&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;) la notizia: &lt;b&gt;Trovato il tesoro di Italo Balbo; è nascosto in una cassetta di sicurezza in una banca&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;. Il giorno deciso dagli inquirenti per aprire la cassetta inquisita furono convocati operatori, giornalisti, il fior fiore dei politici e, con gran pompa, la famigerata cassetta fu aperta; obbrobrio, il &lt;i&gt;tesoro &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;era una sciarpa: la &lt;/span&gt;&lt;i&gt;sciarpa Littorio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;    &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Dopo di che, dato che c’è un limite per il ridicolo anche per la &lt;i&gt;Repubblica nata dalla Resistenza&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, l’inchiesta sui 5005 (cinquemila e cinque) indagati, zitti, zitti, gli inquisitori chiusero le indagini e accantonarono l’inchiesta."&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-4174082522527165433?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/4174082522527165433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=4174082522527165433' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4174082522527165433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/4174082522527165433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/07/la-storia-e-la-vergogna-siamo-noi.html' title='La Storia ( e la Vergogna ) siamo noi!'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-3646319156681018625</id><published>2011-07-05T12:53:00.000+02:00</published><updated>2011-07-05T12:53:57.151+02:00</updated><title type='text'>Il massacro di Gela</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Era tanto che volevo scrivere di questi fatti dei quali avevo saputo leggendo un articolo apparso sul &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.mymilitaria.it/books/Strage%20di%20Passo%20di%20Piazza%20sul%20Cds.pdf"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Corriere della Sera &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;qualche anno fa, ma che non riuscivo più a trovare. Grazie ad una segnalazione di &lt;b&gt;Fabrizio Carloni&lt;/b&gt;, l'autore di quell'articolo, che ha pubblicato anche un'intero volume sullo sbarco alleato in Sicilia nel 1943, ho reperito tutte le fonti d'informazione necessarie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Inizio riportando quando scritto da Carloni nel suo articolo: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"Nel corso di Husky, nome in codice dello sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943, le truppe statunitensi, comandate dal generale George Patton, trucidarono numerosi civili e molti militari che si erano arresi. Le stragi dei prigionieri italiani a Biscari, a sud di Caltagirone, rivelate dallo storico statunitense Carlo D'Este, non furono dunque una disgraziata eccezione.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Una tragedia simile di cui mai si è scritto o parlato, si consumò a 8 chilometri da Gela, sulla strada per Vittoria, verso le 7 di mattina del 10 luglio, giorno dello sbarco. In questa località, detta Passo di Piazza, i carabinieri reali avevano costituito un posto fisso in un casale rurale. Era in posizione strategica perchè i militari potessero vigilare la linea ferroviaria che correva parallela al mare. Erano una quindicina e, al momento dello sbarco due erano in pattuglia. Gli altri furono svegliati dal fuoco martellante dell'artiglieria; tutto intorno scendevano centinaia di paracadutisti americani."&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L'articolo continua con il racconto di uno dei militari sopravvissuto, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Antonio Cianci di 21 anni, che aveva accettato di parlarne soltanto a distanza di 65 anni. Dopo una breve resistenza gli italiani alzarono bandiera bianca e si arresero abbandonando tutte le armi. Vennero fatti sfilare in fila indiana davanti ad un gruppo di paracadutisti con le mani alzate.&amp;nbsp;Furono disarmati e fatti distendere a terra per essere perquisitie rapinati di tutto quello che avevano, dagli orologi alle penne stilografiche, ai&amp;nbsp;borsellini, agli anelli; poi furono fatti appoggiare ad un muro con le mani sulla testa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Altri americani incominciarono a percuotere le porte di alcuni locali attigui a quelli della caserma dove si erano rifugiati dei contadini. In quel momento i paracadutisti incominciarono a sparare a raffica sui prigionieri. Tre o quattro morirono subito, parecchi furono feriti e Cianci fece finta di essere stato colpito&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div style="font: 10.5px Times; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 13.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Altri soldati americani intervennero a favore dei superstiti e li separarono dai morti ammazzati,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: small;"&gt;trascinandoli a 300 metri dal luogo dell'esecuzione ed ammassandoli sotto&amp;nbsp;un albero di ulivo affidati alla custodia di un loro militare.&amp;nbsp;Dopo un po' di tempo arrivarono due altri soldati americani che scortarono i Carabinieri&amp;nbsp;verso il mare dove era stato predisposto un campo di concentramento per&amp;nbsp;militari e civili italiani; il ferito fu lasciato sotto l'albero con il guardiano nemico italo-americano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 10.5px Times; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 13.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: small;"&gt;Verso il 12 i prigionieri del campo provvisorio furono imbarcati e trasportati in Algeria dove si andarono ad aggiungere alle decine di migliaia di italo-tedeschi&amp;nbsp;che si erano arresi nel maggio precedente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 10.5px Times; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 10.5px Times; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Molti altri fatti analoghi sono accaduti in Sicilia in quel 1943 e sono riportati nel libro di Fabrizio Carloni, pubblicato da Mursia, che vi consiglio di leggere. Comunque, da parte mia, non mancherò di segnalare in futuro i meno conosciuti dei quali nessuno parla ancora oggi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-x6n_4FAIU44/ThLrj8toGkI/AAAAAAAAAEA/4SjM2s3QJu8/s1600/carloni_cover_1g.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="290" src="http://2.bp.blogspot.com/-x6n_4FAIU44/ThLrj8toGkI/AAAAAAAAAEA/4SjM2s3QJu8/s400/carloni_cover_1g.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-3646319156681018625?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/3646319156681018625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=3646319156681018625' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/3646319156681018625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/3646319156681018625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/07/il-massacro-di-gela.html' title='Il massacro di Gela'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-x6n_4FAIU44/ThLrj8toGkI/AAAAAAAAAEA/4SjM2s3QJu8/s72-c/carloni_cover_1g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-7231709822643927448</id><published>2011-07-02T21:36:00.003+02:00</published><updated>2011-07-03T10:09:42.987+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>After the Reich ( I crimini di guerra degli alleati )</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-99Njm6X0yU8/Tg9wB9UTr9I/AAAAAAAAAD4/QHXPW673ehU/s1600/after_the_reich.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-99Njm6X0yU8/Tg9wB9UTr9I/AAAAAAAAAD4/QHXPW673ehU/s200/after_the_reich.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Lo storico inglese Giles MacDonough ha dato alle stampe uno scioccante volume dal titolo "After the Reich:&amp;nbsp;The Brutal History of Allied Occupation " che, forse per la prima volta, documenta con assoluta precisione storica quanto accaduto alla Germania sconfitta e ai suoi cittadini, militari e civili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mark Weber, dell'Institute for Historical Review, ha scritto una recensione, tradotta in italiano da Andrea Carancini, che qui vi ripropongo. Il libro è acquistabile su Amazon.com.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;"Molte persone accettano l'idea che, considerati i crimini di guerra dei nazisti, un certo grado di violenza vendicatrice contro i tedeschi fosse inevitabile e forse persino giustificata. La risposta normale ai rapporti sulle atrocità commesse dagli Alleati è che i tedeschi se le meritarono&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 10px/normal 'Heiti TC Light';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Ma, come MacDonogh dimostra, le spaventose crudeltà inflitte ad un popolo tedesco totalmente abbattuto, andarono decisamente oltre l'immaginabile.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Egli calcola che circa tre milioni di tedeschi, sia militari che civili, morirono in modo ingiustificato dopo la fine ufficiale delle ostilità.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Di questi, un milione erano uomini che venivano tenuti come prigionieri di guerra, la maggior parte dei quali morirono in mano ai sovietici (dei 90.000 tedeschi che si arresero a Stalingrado, ad esempio, solo 5.000 tornarono in patria). Ancora meno conosciuta è la storia delle molte migliaia di prigionieri tedeschi che morirono - in mano agli americani e agli inglesi nel modo più infame, in spaventosi campi di prigionia lungo il Reno, senza alcun riparo e con quantità di cibo irrisorie. Altri, più fortunati, vennero impiegati come &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;schiavi in nazioni Alleate, spesso per anni.&amp;nbsp;La maggior parte dei due milioni di tedeschi che perirono dopo la fine della guerra erano donne, vecchi e bambini, vittime di malattie, freddo, fame, suicidi e stermini.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 12px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;A parte gli stupri perpetrati a danno di milioni di donne e ragazze tedesche nelle zone di occupazione sovietica, l&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;atrocità forse più scioccante registrata da MacDonogh è il massacro di 250.000 tedeschi dei Sudeti da parte dei loro vendicativi compatrioti cechi. I disgraziati sopravvissuti a questa pulizia etnica vennero "buttati" oltre il confine, affinché non tornassero alle loro case. Ci furono scene simili, di morte e spoliazione, in Pomerania, Silesia e Prussia orientale, poiché le antiche comunità tedesche di queste zone vennero parimenti brutalmente espulse.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-z94i3mTjRZc/Tg9xV6ZKifI/AAAAAAAAAD8/cfqXbBYo78k/s1600/Henry_Morgenthau%252C_Jr..jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-z94i3mTjRZc/Tg9xV6ZKifI/AAAAAAAAAD8/cfqXbBYo78k/s1600/Henry_Morgenthau%252C_Jr..jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Henry Morgenthau, autore del "Morgenthau &lt;br /&gt;Plan" per impedire che la Germania fosse&lt;br /&gt;mai in futuro una potenza militare&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Ci viene incessantemente rammentato dei campi di concentramento del Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. Ma pochi sanno che tali campi famigerati, quali Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen e Auschwitz rimasero operativi anche dopo la fine della guerra, riempiti questa volta di prigionieri tedeschi, molti dei quali morirono in modo miserevole.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Il &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Morgenthau_Plan"&gt;piano di vendetta&lt;/a&gt; del Segretario di Stato americano Henry Morgenthau, consistente nel trasformare la Germania sconfitta in una nazione ridotta a pascolo, privata di ogni industria moderna, viene anch&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;esso ricordato da MacDonogh, come pure altri piani di sterminio per affamare, sterilizzare e deportare la popolazione sopravvissuta ai bombardamenti.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Non fu un risveglio di preoccupazioni umanitarie a spingere gli Americani e gli Inglesi a cambiare atteggiamento nei confronti degli sconfitti. Il cambiamento delle politiche postbelliche era mosso dalla paura dell&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;espansione sovietica, e spinse ad un accorato appello rivolto all&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;opinione pubblica tedesca in favore della nuova posizione antisovietica degli anglo-americani. L&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;importante libro di MacDonogh è un antidoto al semplicistico ma sempiterno ritratto propagandistico della seconda guerra mondiale come uno scontro tra il Bene e il Male, e smonta l&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;immagine largamente accettata di un trattamento benigno da parte degli Alleati alla Germania sconfitta.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 12.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Questo volume di 615 pagine è molto più di una cronaca spaventosa della morte e delle sofferenze umane. Arricchito da aneddoti commoventi, fornisce anche il contesto storico e la prospettiva d'&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;insieme. E&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font: normal normal normal 10px/normal 'Heiti TC Light';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;í &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;probabilmente la migliore opera disponibile in lingua inglese su questo capitolo vergognoso della storia del ventesimo secolo."&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quello che riesce incomprensibile è come sia uno storico inglese a tentare di far luce su questo enorme crimine e non siano stati i tedeschi stessi a ribellarsi ad una storia fatta dai loro vincitori e massacratori. Evidentemente i sensi di colpa di tutto il popolo tedesco sono stati e sono ancora tali, da preferire la rimozione totale di quanto accaduto alla verità storica.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-7231709822643927448?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/7231709822643927448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=7231709822643927448' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7231709822643927448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7231709822643927448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/07/after-reich-i-crimini-di-guerra-degli.html' title='After the Reich ( I crimini di guerra degli alleati )'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-99Njm6X0yU8/Tg9wB9UTr9I/AAAAAAAAAD4/QHXPW673ehU/s72-c/after_the_reich.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-1499539150306852857</id><published>2011-06-27T21:45:00.001+02:00</published><updated>2011-06-27T21:50:02.300+02:00</updated><title type='text'>Grande stampa e cattiva informazione (2)</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il mio post precedente ha sollevato un bel polverone! Ovviamente in senso positivo. Decine le mail ricevute e parecchi i commenti lasciati direttamente sul blog. Sono felice di aver così socchiuso uno dei cassetti dell'armadio della Storia, lasciando intravedere alcune verità poco conosciute. Tra le molte risposte anche quelle di chi ha fornito nuove informazioni correggendo anche alcune inesattezze del mio post.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ritengo quindi doveroso metterle a conoscenza dei lettori nell'ordine con cui mi sono pervenute.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L'amico &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Annibale&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; è stato il primo ad intervenire: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"Salve,&amp;nbsp;confermo che la foto riportata nell'articolo è stata scattata in occasione del salvataggio delle opere d'arte portate a Roma da Montecassino e poi ricoverate in Vaticano. Alcuni dei camion sembra non siano mai arrivati a Roma ma inviati verso l'Umbria dove almeno uno sarebbe sparito. Correggo però l'informazione da te data: la foto è stata scattata non in Vaticano ma sotto palazzo Venezia perchè è lì insulsamente che i Tedeschi schierarono i camion con tutte le opere d'arte per mostrarle a giornalisti, cineoperatori e fotografi.&amp;nbsp;In una dichiarazione a me riportata da uno dei protagonisti del salvataggio di altre opere d'arte nel basso Lazio (ma non a Montecassino) l'esposizione in campo aperto, com'era piazza Venezia, nell'inverno del '44, fu molto criticata perchè sarebbe bastato un solo aereo per colpire ed incendiare i camion schierati un accanto all'altro in pieno giorno. Ciò non toglie che i Tedeschi rubarono altrove altre opere d'arte ma non in questa occasione. &amp;nbsp; Buona giornata."&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dean&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; mi ha fornito invece alcune informazioni di prima mano proprio là dove Annibale si era fermato:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-HqK4EC7alyw/TgjRf-2MH0I/AAAAAAAAAD0/5y7ylA008Zw/s1600/deltaplano+027.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-HqK4EC7alyw/TgjRf-2MH0I/AAAAAAAAAD0/5y7ylA008Zw/s200/deltaplano+027.jpg" width="200" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"Ciao, mi chiamo Dean, ho letto l'articolo e posso confermarti che hai ragione&amp;nbsp;sulla cattiva informazione.....io abito a Spoleto la citta' dove i tedeschi&amp;nbsp;hanno portato una parte del tesoro di Montecassino ( 20 camion , come confermato&amp;nbsp;proprio quest'anno dall'Abate dell'abazia in una mia visita al monastero&amp;nbsp;benedettino ) e guarda caso io abito proprio nella villa dove c'era il comando&amp;nbsp;Paracadutisti Hermann Goering ( Villa Marignoli). I camion erano parcheggiati&amp;nbsp;nel vialone di lecci e una parte del tesoro era stata scaricata nella villa &amp;nbsp;(da racconti dei vecchi di allora la villa ne era piena zeppa) e tutto cio' che&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ti racconto lo si puo' trovare anche nei libri che vendono all'abbazia. Ti saluto e in allegato ti mando la foto di casa."&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;L&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;orenzo &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;ha completato tutte queste informazioni: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tutto vero quanto da lei affermato nel blog, le foto non sono quelle giuste.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tuttavia le segnalo questo articolo :&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;http://digilander.libero.it/historiatris/piccolo.htm&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;nella parte dove dice :&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;le 600 casse consegnate il 5 gennaio 1944 facevano parte dell'ultimo convoglio partito da Montecassino il 3 novembre 1943 (i primi erano partiti rispettivamente il 17 e il 19 ottobre precedenti e consegnati allo Stato italiano l'8 dicembre 1943) con le opere della Galleria Nazionale e del Museo archeologico di Napoli; settantamila documenti dell'Abbazia, le reliquie di San Benedetto e di Santa Scolastica, ossia quanto restava delle loro ossa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sennonché le casse con i tesori napoletani non si fermarono a Roma, ma proseguirono verso nord e il Capitano della "Hermann Goering" Maximilian Becker (che con Schlegel aveva organizzato il trasferimento dei tesori da Montecassino) ebbe conferma dei propri sospetti circa un "interessamento" privato di alcuni vertici del nazismo riferiti al tesoro stesso. Becker seppe quindi che i camion avevano proseguito verso Spoleto e si precipitò nella città umbra, dove si rese conto di aver avuto ragione ad allarmarsi quando vide le casse aperte e intorno ad esse aggirarsi un incaricato del Reichsmarschall Goering, venuto dalla Germania per prelevare alcuni oggetti da inviare al capo della Luftwaffe.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E poi:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Le casse di Spoleto, dopo ulteriori sollecitazioni anche da parte di monsignor Montini, allora sostituto segretario di Stato, vennero consegnate il 5 gennaio 1944 (ed è la consegna di cui si parla nell'articolo de "IL PICCOLO" mostrato in questa pagina).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Mancavano due autocarri di quanti erano partiti dall' Umbria. Fu detto che erano fermi per guasti e che sarebbero arrivati il giorno successivo. Non arrivarono mai. Con gli autocarri non arrivarono 15 casse che avevano proseguito il viaggio fino a Berlino."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 14.0px Arial; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; min-height: 16.0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A parte quest'ultima informazione mi viene da chiedermi: e se i tedeschi avessero lasciato tutto dove stava ( magari meno i due camion dirottati a Berlino ) cosa sarebbe successo ai nostri tesori artistici una volta arrivati inglesi, americani, marocchini, ecc.?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-1499539150306852857?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/1499539150306852857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=1499539150306852857' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1499539150306852857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1499539150306852857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/06/grande-stampa-e-cattiva-informazione-2.html' title='Grande stampa e cattiva informazione (2)'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-HqK4EC7alyw/TgjRf-2MH0I/AAAAAAAAAD0/5y7ylA008Zw/s72-c/deltaplano+027.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5380422378269198210</id><published>2011-06-22T23:42:00.000+02:00</published><updated>2011-06-22T23:42:33.549+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Grande stampa e cattiva informazione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-OZ5JslIMTY0/TgJbJltHWQI/AAAAAAAAADs/QBqgV4m5ZcE/s1600/predatori_arte_1g.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="137" src="http://1.bp.blogspot.com/-OZ5JslIMTY0/TgJbJltHWQI/AAAAAAAAADs/QBqgV4m5ZcE/s200/predatori_arte_1g.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6g2UNWItg-E/TgJbVf_SyLI/AAAAAAAAADw/zNdiiyYTmaA/s1600/hg-art-monte-cassino2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" src="http://3.bp.blogspot.com/-6g2UNWItg-E/TgJbVf_SyLI/AAAAAAAAADw/zNdiiyYTmaA/s200/hg-art-monte-cassino2.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;A pagina 39 del Corriere di oggi sono incappato in un interessante articolo sui tesori artistici razziati dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Nelle foto che lo accompagnavano però, c'era qualcosa che non mi convinceva. La foto dei soldati tedeschi che esibiscono un grande quadro come loro trofeo, davanti ad una garitta, con la didascalia sotto la foto di Maria Altmann &lt;i&gt;"...a sinistra: soldati tedeschi con un quadro trafugato a Roma"&lt;/i&gt;, non mi convinceva. Lo credo bene! Quella foto è st&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ata sì scattata a Roma, &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;come altre nell'occasione, ma si riferisce alla consegn&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;a dei tesori artistici dell'Ab&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;b&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;az&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;ia di Montecassino al Vaticano dopo che erano stati messi in salvo dagli uomini della &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;"Panzer-Division Hermann Goering"&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; prima del bombardamento alleato. &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Quando gli alleati avanzarono verso Nord, avvicinandosi all'abbazia di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Monte Cassino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;, un'unità operativa della divisione, al comando dell'Oberstleutnant Julius &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Schlegel, offrì ai monaci il proprio aiuto per portare in salvo i tesori artistici che l'abbazia conservava da secoli. I monaci accettarono e così tesori di inestimabile valore artistico furono trasportati a Roma con i mezzi motorizzati della divisione e consegnati al Vaticano. Nella foto che ho aggiunto si vede chiaramente il camion tedesco, davanti al Vaticano, che sta scaricando i preziosi dipinti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Ecco un altro esempio di disinformazione da parte della Grande Stampa i cui giornalisti, non so se per pigrizia o ignoranza, preferiscono seguire i luoghi comuni piuttosto che accertarsi della realtà dei fatti. E si che queste foto fanno &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;parte del Bundesarchiv tedesco e riportano le didascalie giuste!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5380422378269198210?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5380422378269198210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5380422378269198210' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5380422378269198210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5380422378269198210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/06/grande-stampa-e-cattiva-informazione.html' title='Grande stampa e cattiva informazione'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-OZ5JslIMTY0/TgJbJltHWQI/AAAAAAAAADs/QBqgV4m5ZcE/s72-c/predatori_arte_1g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5726180804711200983</id><published>2011-05-23T08:32:00.000+02:00</published><updated>2011-05-23T08:32:44.009+02:00</updated><title type='text'>Bombardati dai "liberatori"</title><content type='html'>Non sono mai riuscito ad accettare come "effetti collaterali" inevitabili i terribili bombardamenti effettuati dagli alleati sul nostro territorio dal 1943 al 1945 e soprattutto a capire la reazione dei "bombardati" nei loro confronti. Oggi, leggendo il libro di Giampaolo Pansa &lt;b&gt;"I vinti non dimenticano"&lt;/b&gt;, i miei dubbi si sono improvvisamente riaccesi tanto da spingermi a condividerli con i miei lettori su questo blog.&lt;br /&gt;Come dice Pansa, è una storia di stragi che non viene mai ricordata da chi è abituato ad un racconto fazioso della guerra oggi imperante grazie agli "storici di regime", cioè di quel regime culturale messo su dai professionisti dell'antifascismo. "&lt;i&gt;Quelli che manovrano sempre la famosa lavagna dove tutti i buoni stanno da una parte e tutti i cattivi dall'altra. Questi signori rammentano di continuo la più piccola rappresaglia tedesca o fascista, ma dimenticano quanti morti hanno fatto gli aerei americani e inglesi, bombardando l'Italia per cinque anni. Anche le loro vittime, tantissime, meriterebbero di essere ricordate."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Spesso il destino si diverte a combinare tragicamente avvenimenti di segno opposto nello stesso momento: il 7 aprile 1944, sull'Appennino ligure-alessandrino cominciarono le fucilazioni dopo il &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;rastrellamento della Benedicta. Tedeschi e fascisti uccisero 147 ragazzi catturati, molti dei quali senza armi in mano. Quello stesso giorno, più di 150 fortezze volanti americane arrivarono di giorno sopra Treviso. Avevano per obiettivi la stazione ferroviaria e lo scalo merci ma, forse per un errore di puntamento ( troppi ce ne sono stati per essere tutti credibili ) in cinque minuti i B-17 coprirono di bombe l'intera città. Conclusione: una distesa di macerie e 1600 morti, tra i quali 123 bambini, ossia più di 10 volte i fucilati della Benedicta.&amp;nbsp;&lt;i&gt;"Della strage compiuta dai nazifascisti sul monte Tobbio sono pieni i libri di storia. Della strage compiuta dagli americani a Treviso non ha parlato quasi nessuno, a parte un testo locale "Obiettivo Venerdì Santo" pubblicato nel 1992&lt;/i&gt;."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioannini e Massobrio, nel loro libro "&lt;b&gt;Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945"&lt;/b&gt; pubblicato da Rizzoli nel 2007, stimano che i civili italiani uccisi dalle bombe angloamericane, a partire dal giugno 1940 per arrivare all'aprile 1945, siano stati tra gli 80 e i 100.000 ai quali vanno aggiunti i feriti, i mutilati e i traumatizzati deceduti in seguito. I confronti in questo campo sono sempre odiosi ma, di fronte alle più di 80 mila vittime dei bombardamenti, stanno le vittime delle rappresaglie tedesche. "&lt;i&gt;Secondo lo storico militare antifascista Giorgio Rochat, i civili uccisi nelle rappresaglie nazifasciste sarebbero stati 10 mila. La cifra sale a 34 mila se mettiamo nel conto i deportati politici, esclusi gli ebrei. Se consideriamo anche gli ebrei italiani morti nei campi di sterminio tedeschi, 7300, il conto sale a poco più di 41 mila. Dobbiamo fare un commento?"&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse sarebbe giunta l'ora che in qualche piazza delle "città martiri" italiane venisse eretto qualche monumento per ricordare anche queste vittime della nostra guerra, dimenticate solo perchè la mano che le ha uccise in modo vigliacco era quella dei nostri "liberatori"!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5726180804711200983?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5726180804711200983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5726180804711200983' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5726180804711200983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5726180804711200983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/05/bombardati-dai-liberatori.html' title='Bombardati dai &quot;liberatori&quot;'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-8759689977221295756</id><published>2011-03-09T20:01:00.000+01:00</published><updated>2011-03-09T20:01:08.068+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Le bugie di Gheddafi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh6.googleusercontent.com/-UcDA66UViP8/TXevqwiTcpI/AAAAAAAAADM/eOjQjOQRJIs/s1600/libia_tripoli_card_1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="https://lh6.googleusercontent.com/-UcDA66UViP8/TXevqwiTcpI/AAAAAAAAADM/eOjQjOQRJIs/s320/libia_tripoli_card_1.jpg" width="234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Le ridicole farneticazioni di questi ultimi giorni da parte di Gheddafi sul fatto che i libici abbiano sconfitto gli italiani, alle quali nessun media nazionale ha opposto la verità storica su quegli ormai lontani avvenimenti, merita che si faccia un pò di chiarezza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Contrariamente a quello che afferma Gheddafi, non furono i libici a sconfiggere gli italiani, bensì il contrario seppur con mezzi crudeli e spesso inumani come accadeva in tutte le campagne di colonizzazione condotte dai paesi europei.&amp;nbsp;I francesi in Algeria e in Marocco, gli inglesi in Egitto, nel Sudan e in Sud Africa, gli spagnoli nei loro possedimenti marocchini. Le efferatezze sui soldati spagnoli fatti prigionieri dai guerriglieri appartenenti alle bande di Abd el Krim, spinsero numerosi membri delle Cortes a chiedere che l’esercito e l’aviazione usassero gas tossici di ogni tipo per reprimere la ribellione nel Rif marocchino. I britannici, del resto, nel 1919 avevano usato fumi di arsenico a Murmansk, nella penisola di Cola, contro truppe dell’Armata Rossa e gas di iprite e fosgene nel ’20 in Pakistan e Afghanistan contro le tribù di confine. L'unica differenza è che fino ad oggi non si sono mai visti&amp;nbsp;libri e giornali francesi, spagnoli o inglesi che si autodenunciavano per l’uso di gas mentre noi italiani ci autoaccusiamo di aver usato l'iprite nella guerra d'Etiopia e chiediamo continuamente scusa a tutti per i crimini "fascisti". &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’invasione della Libia fu preparata dall’Italia fin dal 1887 (Mussolini&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;aveva quattro anni). Forti pressioni per questa impresa vennero principalmente dalle banche alla testa delle quali era il Banco di Roma che aveva investito notevoli capitali proprio in Libia, contando sulla sua trasformazione in colonia. Ma a favore della spedizione troviamo anche i socialisti, i sindacalisti rivoluzionari, nonché i cattolici. La decisione della guerra contro la Turchia, che allora dominava la Libia fu presa dal Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, nel novembre 1911 ed il 25 di quel mese &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;il dado fu tratto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, e fu guerra. Violente dimostrazioni contro quell’impresa si svolsero principalmente in Romagna, guidate da Mussolini.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;Però, evviva la democrazia, la dichiarazione di guerra, come consentiva l’art. 5 dello Statuto, fu inviata senza l’approvazione del Parlamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;il quale, in vacanza dal luglio, riaprirà solo il 22 febbraio 1912.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&amp;nbsp; &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il contingente italiano, dopo aspri combattimenti, occupa i principali centri costieri della Tripolitania e della Cirenaica; ma non va oltre. L’interno libico rimarrà, per almeno due decenni, in mano di bande locali, spesso in lotta fra loro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma, c’è sempre un &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ma&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, anche se non ancora in &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Camicia nera&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;: un attacco turco a Sciara Sciat provoca quasi 400 morti fra i bersaglieri italiani. Seguirà da parte italiana una feroce rappresaglia. Ma&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;quali scuse ha portato Gheddafi per le atrocità commesse da parte dei suoi concittadini a danno degli italiani? Circa le atrocità di cui furono vittime i soldati italiani caduti nelle mani dei turchi-libici durante la conquista di Tripoli, così scriveva il&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Journal&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ho veduto in una sola moschea diciassette italiani crocifissi. Sono stati inchiodati al muro e morirono a fuoco lento… A un ufficiale furono cuciti gli occhi. I cadaveri erano mutilati in modo indicibile… Nel cimitero di Chari vedemmo cinque soldati sepolti sino alle spalle; le teste emergevano dalla sabbia, nera del loro sangue"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E il giornalista del &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Matin&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;: "&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel villaggio di Henni e nel cimitero arabo era stato operato un vero macello… Si sono loro tagliati i piedi, strappate le mani: vi sono stati crocifissi. Un bersagliere ha la bocca squarciata fino alle orecchie"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E veniamo alle imprese di Omar al Mukhtar con la cui foto appesa sul petto Gheddafi si è presentato a Berlusconi che gli baciava la mano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: 13.0px Helvetica; margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel 1980 un film, "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #0745ad;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il leone del deserto"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, di coproduzione Usa e Siria, fu dedicato alla lotta di liberazione libica contro il colonialismo italiano.&amp;nbsp;Il film fu parzialmente finanziato con 35 milioni di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;dollari&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Muammar Gheddafi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, il quale chiese l'inclusione di una scena storicamente inesatta che mettesse in cattiva luce i &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Senussi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, in modo da separare la figura di al-Mukhtar, suo riferimento ideale, da quella di re &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Idris I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, capo dei Senussi e cacciato dalla rivolta di Gheddafi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il film è stato ripetutamente trasmesso dalla televisione libica, per diffondere la visione storica di Gheddafi il quale è rappresentato da bambino presente all'impiccagione di al-Mukhtar. Questa circostanza é un mero falso , in quanto Gheddafi nacque nel 1942 , vale a dire alcuni anni dopo la morte di al-Muktar. e le autorità italiane hanno vietato la proiezione del film nel 1982 perché, nelle parole del primo ministro Giulio Andreotti, «&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;danneggia l'onore dell'esercito&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;».&amp;nbsp;Ora è necessario ricordare che&amp;nbsp;la pacificazione della Libia era una delle tante eredità negative lasciate al fascismo dai governi precedenti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Omar al Mukhtar&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; nasce in un villaggio della Marmarica orientale intorno al 1862, in un ambiente fortemente influenzato dalle regole del Corano. Si fa notare sia per la sua attitudine negli studi coranici, sia per il suo temperamento volitivo, ma anche per la sua volontà nel combattere prima i turchi, poi gli invasori italiani. A 40 anni è nominato capo della Zawia (convento e centro d’azione) e tornato nella natia Marmarica ha la spiacevole sorpresa di vedere le tribù sottomesse al governo italiano. Da allora in poi, sempre nel nome di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dio Altissimo e Misecordioso&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, punisce con spietata durezza chiunque accetti di collaborare con le autorità italiane.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A causa della guerra 1915-1918 il territorio, specialmente quello interno, vide le truppe italiane ridursi notevolmente per essere trasferite in altri fronti, così che bande sempre più numerose poterono spadroneggiare nel territorio imponendo decime alle popolazioni, accanendosi, in particolare contro coloro che mostrano una qualsiasi simpatia verso l’Italia. Omar al Mukhtar ha una parte preminente in queste azioni intimidatrici&amp;nbsp; e punitive, precedute e seguite sempre da atti di inaudita ferocia. Fare un elenco del terrore seminato dal &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Leone del deserto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; e da altre bande simili è semplicemente impossibile.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’attività di Omar al Mukhtar assume connotati di assoluta preminenza nel biennio 1929-1931, di conseguenza il Governo italiano ritenne indispensabile&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;pacificare&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; tutta la Libia. Badoglio e Graziani, incaricati allo scopo, reputarono necessario sottrarre il territorio all’influenza dei capi locali.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quindi giustizia e perdono per i sottomessi, severità implacabile per i ribelli.&amp;nbsp;Negli anni ’29, a seguito di una serie di contatti con alti ufficiali italiani, sembrava che un accordo sulla pacificazione fosse a portata di mano, ma a ottobre di quell’anno al Mukhtar ordinò l’attacco ad una pattuglia di zapié (carabinieri indigeni) comandati dal brigadiere Stefano Ramorino, accorsa per riparare la linea telefonica, appositamente sabotata in località Gars Benigden proprio per realizzare l’agguato. L’eccidio compromise qualsiasi ulteriore tentativo di accordi e ravvivò la guerriglia e la contro-guerriglia. Nei primi quattro mesi del 1931 il ritmo delle razzie e degli agguati assunsero proporzioni non più tollerabili. Fu in questo contesto che Graziani concepì e diresse la più grande e complessa operazione sahariana mai prima compiuta. Obiettivo finale della manovra: l’oasi di Kufra, nel più profondo sud desertico, conquistata, dai reparti cammellati, dopo una massacrante marcia nel deserto.&amp;nbsp;Omar al Mukhtar, &amp;nbsp;ormai stanco, sfiduciato, vecchio e abbandonato dai suoi fidi, venne catturato, ai primi di settembre del 1931 nella zona di Uadi el Kuf, da una pattuglia di Sawari. Dopo la cattura, accusando di essere stato abbandonato al suo destino, stoicamente aggiunse: &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Se mi avete preso è soltanto per volontà di Allah. Ora fate di me quel che volete"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;    &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Graziani, d’accordo con Badoglio e con il Ministro delle Colonie De Bono, convocò il Tribunale militare speciale che condannò al Mukhtar a morte per i reati commessi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il giorno dopo, alle 9 nell’assolata piana di Soluk, l’esecuzione venne consumata in un cupo silenzio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel gennaio del 1932 il maresciallo Badoglio comunicò a Roma, non senza orgoglio, che dopo oltre vent’anni la colonia era finalmente pacificata.&amp;nbsp;Un fatto è certo, scomparso Muktar – cui fece seguito la coraggiosa liberazione in massa degli ex &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ribelli&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; – non un solo colpo di fucile è stato più esploso contro gli italiani, razzie e saccheggi finirono d’incanto e i remoti territori del deserto tornarono alla serenità.&amp;nbsp;Il Duce si recò in Libia dal 12 al 21 marzo 1937, per inaugurare ospedali, strade, edifici pubblici, fattorie. Anziché essere preso a fucilate fu accolto dai nativi con un entusiasmo incontenibile, tanto che gli fu donata la &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Spada dell’Islam&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, in oro massiccio e intarsiata con pietre preziose, alto simbolo di riconoscenza. Nel corso delle sua visita nelle varie località libiche l’entusiasmo dei coloni italiani e della popolazione locale era veramente esaltante.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #404041;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nell'oasi di Bugara il duce a cavallo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #404041;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;alza la spada verso il cielo e, dopo avere promesso di &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;«tenerla con sé fra i ricordi più cari come simbolo di forza e di giustizia»&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, dichiara solennemente che l'Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane della Libia e dell'Etiopia &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"pace, giustizia, benessere e rispetto delle leggi del profeta"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #404041;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;e si proclama &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"protettore dell'Islam"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un’altra iniziativa, accuratamente taciuta dai &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;media&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, unica del genere per i Paesi colonizzatori, fu il provvedimento con il quale con Regio Decreto veniva riconosciuta&amp;nbsp;una cittadinanza italiana speciale per i nativi musulmani delle quattro province libiche che facevano parte integrante del Regno d’Italia e che diventavano&amp;nbsp;cittadini italiani a tutti gli effetti ( altro che le attuali leggi anticlandestini ).&amp;nbsp;Descrivere in queste poche righe le opere compiute dal lavoro italiano fascista, a dispetto del dittatorello libico, risulta impossibile, ma solo per motivi di spazio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’occupazione italiana dell’Africa del nord durò ancora dieci anni. Nel maggio del 1943, dopo la resa del corpo italo-tedesco allora sotto il comando di Jürgen von Armin (il feldmaresciallo Rommel era rientrato in Europa in marzo), la Libia fu posta sotto l’amministrazione militare anglo-francese prima di diventare, nel 1951, il primo stato sahariano indipendente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font: normal normal normal 13px/normal Verdana; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font: 13.0px 'Lucida Grande';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;   &lt;!--StartFragment--&gt;      &lt;!--StartFragment--&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;    &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;   &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;   &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;   &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-8759689977221295756?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/8759689977221295756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=8759689977221295756' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/8759689977221295756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/8759689977221295756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2011/03/le-bugie-di-gheddafi.html' title='Le bugie di Gheddafi'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh6.googleusercontent.com/-UcDA66UViP8/TXevqwiTcpI/AAAAAAAAADM/eOjQjOQRJIs/s72-c/libia_tripoli_card_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-940162882099140266</id><published>2010-10-20T09:55:00.002+02:00</published><updated>2011-09-15T09:24:20.598+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Anniversario della Strage di Gorla</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6ftpBOUkI/AAAAAAAAACM/FMN2pMcMUQg/s1600/103.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="214" src="http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6ftpBOUkI/AAAAAAAAACM/FMN2pMcMUQg/s320/103.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Sessantasei anni fa, il 20 ottobre del 1944 alle 11e 29, il comandante di uno squadrone aereo della 15° Air Force dell'USAAF, il 451° Bomb Group composto da 36 bombardieri, dopo aver mancato gli obiettivi industriali per un errore di rotta decise di rientrare alla base considerando la missione come "fallita".&amp;nbsp;Rimaneva il problema del carico: le bombe (circa 2200 Kg. ogni aereo) non potevano essere riportate a casa in quanto già innescate; il problema era di primaria importanza per l'incolumità dell'equipaggio. Una via per uscire da questa situazione poteva essere quella di proseguire per 140 gradi raggiungendo la campagna verso Cremona dove lo spazio per liberarsi dello scomodo carico non mancava, oppure lanciarle nel mare Adriatico sulla via del ritorno. Ma il comandante decise diversamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Non sappiamo e probabilmente non sapremo mai se la soluzione che scelse fu frutto di una sua decisione o se era prevista dal suo piano operativo, sappiamo però che in quel momento si concretizzò quello che possiamo definire uno dei peggiori crimini contro l'umanità nella guerra aerea di quegli anni, perchè egli ordinò agli altri velivoli di sganciare le bombe subito, sulla città, anche se sotto di lui non c'erano obiettivi militari ma solo abitazioni civili che poteva perfettamente vedere date le favorevoli condizioni meteorologiche.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Le conseguenze di quella decisione si manifestarono dopo tre minuti, dopo cioè il tempo necessario agli ordigni per raggiungere terra dall'altezza di lancio di circa 10.000 metri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Trascorso infatti quel breve intervallo, durante il quale la popolazione vedendo cadere le bombe cercava di trovare riparo raggiungendo i rifugi sotterranei, l'abitato di Gorla raggiunto da oltre 37 tonnellate di esplosivo divenne l'inferno... vennero colpite case, negozi, officine ma una bomba più delle altre provocò una strage che avrebbe cambiato la vita del quartiere per sempre: quella che aveva centrato la scuola elementare "Francesco Crispi" uccidendo 184 bambini con i loro insegnanti ed alcuni genitori che al suono delle sirene d'allarme erano accorsi per portarli in salvo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;L'unico commento a quanto accaduto venne dal colonnello Stefonowicz del 49° Wing, da cui dipendeva il 451° group, che criticò pesantemente l'operato del gruppo, non tanto per aver sganciato le bombe dopo aver preso atto di essere fuori bersaglio (colpendo quindi la popolazione civile) quanto per il danno d'immagine che lo scadente lavoro di squadra aveva causato all'aviazione americana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Nessuno venne mai chiamato sul banco degli imputati a rispondere di questa azione che era costata la vita, oltre ad altre centinaia di milanesi civili inermi, a 184 bambini italiani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6bWQ9AJdI/AAAAAAAAACE/CWAr7oWWOJU/s1600/gorla.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6bWQ9AJdI/AAAAAAAAACE/CWAr7oWWOJU/s320/gorla.jpg" width="235" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Nel giorno di questo tristissimo anniversario desidero rivolgere il mio pensieri commosso a quei piccoli martiri mentre penso al mio nipotino di cinque anni che in questo stesso momento si trova felice in una scuola di Milano, proprio come loro.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6cqmb_PNI/AAAAAAAAACI/Mvj7MKnS6ZY/s1600/monunemto.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="298" src="http://1.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6cqmb_PNI/AAAAAAAAACI/Mvj7MKnS6ZY/s400/monunemto.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Ecco una foto del monumento ossario alla memoria, dove riposano i &lt;a href="http://www.piccolimartiri.it/index2.htm"&gt;"Piccoli Martiri di Gorla&lt;/a&gt;"&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;, creato dallo scultore Remo Brioschi, che è stato eretto dai genitori delle piccole vittime praticamente a proprie spese se non per un aiuto ottenuto dalla "Rinascente" che ha donato il marmo avanzato dalla ricostruzione del proprio punto vendita di Piazza del Duomo e dalla "Falck" con la fornitura dell'acciaio necessario alla realizzazione delle strutture metalliche portanti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;Chi lo desidera, può visitare il monumento e la cripta dove riposano i resti dei bambini la Domenica e giorni festivi, a Gorla ( oggi un quartiere di Milano a metà di viale Monza ), in piazza Piccoli Martiri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-940162882099140266?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/940162882099140266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=940162882099140266' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/940162882099140266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/940162882099140266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/10/anniversario-della-strage-di-gorla.html' title='Anniversario della Strage di Gorla'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TL6ftpBOUkI/AAAAAAAAACM/FMN2pMcMUQg/s72-c/103.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-7840525998950669511</id><published>2010-10-13T22:08:00.000+02:00</published><updated>2010-10-13T22:08:43.169+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri in libertà'/><title type='text'>Milano, Roma, Genova, ecc...</title><content type='html'>Tre città dove sono accaduti altrettanti crimini che alcune decine di anni fa non sarebbero stati possibili. Come mai?&lt;br /&gt;In una bella intervista sul Corsera di oggi, il sociologo Giuseppe De Rita offre una bella spiegazione: &lt;i&gt;"uno degli slogan del Sessantotto era "la norma uccide". Ecco qui, dove vogliamo cercare? Ricordo anche una suggestiva risposta, credo di Toni Negri: "Io non voglio rispettare la norma dei giudici naturali, voglio un giudice che mi capisca". L'esplosione del soggettivismo etico comincia con la rivendicazione dell'Io come arbitro unico della propria vita. Io sono il Principe di me stesso &amp;nbsp;e se ho qualche pulsione la soddisfo. Sono io il padrone del mio corpo. Decido io se avere un figlio o abortire...Sono anche il padrone di mia moglie o la padrona di mio marito".&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Bella spiegazione indubbiamente e anche vera ma io penso che si debba aggiungere qualche cosa: l'assoluta sensazione di impunità che tutti i delinquenti italiani e non sentono nell'aria e della quale sono straconvinti. E questo deriva dal modo in cui viene gestita la nostra Giustizia che tutela i diritti degli assassini e condanna chi si è solo difeso. Purtroppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-7840525998950669511?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/7840525998950669511/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=7840525998950669511' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7840525998950669511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7840525998950669511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/10/milano-roma-genova-ecc.html' title='Milano, Roma, Genova, ecc...'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-1226293795891613233</id><published>2010-10-10T09:36:00.000+02:00</published><updated>2010-10-10T09:36:42.368+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri in libertà'/><title type='text'>Ristoranti e cuochi "vip"</title><content type='html'>Oggi basta sfogliare una qualsiasi rivista per imbattersi nella foto di qualche cuoco e ristoratore famoso, ritratto con la sua uniforme bianca smagliante in mezzo ai suoi collaboratori o tra i tavoli del suo ancor più famoso ristorante. Ma quanti dei lettori di quella rivista avranno la possibilità di frequentare, almeno per una volta, il suo ristorante? E non solo per il costo, sicuramente esoso, ma soprattutto per l'atmosfera che si respira in questi "templi" dell'alta cucina: eleganza esasperata o, peggio, falsa semplicità accompagnata da un'affettata gentilezza riservata solo ai molti clienti vip o da una fredda accondiscendenza per i malcapitati non appartenenti alla suddetta categoria.&lt;br /&gt;Come sono lontani i tempi quando si viaggiava con in macchina la guida di Veronelli, quella regalata con Panorama, e chiunque poteva avere il piacere di scoprire &amp;nbsp;ristoranti gestiti da grandi cuochi che non se la tiravano e dove si poteva pranzare, magari con la famiglia, seduti vicino a famosi industriali, attori, calciatori sentendosi trattati con egual attenzione e gentilezza spendendo alla fine solo qualcosa in &amp;nbsp;più di un ristorante meno conosciuto. Avranno sicuramente ragione i cuochi "vip", visto che il loro portafoglio si sarà sicuramente riempito a dismisura, ma quanta "umanità" in meno nella loro patinata esistenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-1226293795891613233?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/1226293795891613233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=1226293795891613233' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1226293795891613233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1226293795891613233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/10/ristoranti-e-cuochi-vip.html' title='Ristoranti e cuochi &quot;vip&quot;'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-197155364272532576</id><published>2010-09-10T21:13:00.001+02:00</published><updated>2010-09-10T21:14:27.155+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri in libertà'/><title type='text'>Lo sciopero dei calciatori</title><content type='html'>Lo sciopero è un diritto previsto dalla nostra costituzione. E su questo non ci piove!&lt;br /&gt;Ma c'è un piccolo particolare: tutti i lavoratori, quando scioperano, pagano di tasca propria le ore non lavorate. E i signori calciatori ( spesso milionari ) cosa perdono? Credo che l'idea di Cofferati, di calcolare il danno provocato alle singole società dal loro sciopero e riaddebirarlo proporzionalmente ai singoli giocatori, sia più che legittima. Se poi le società di calcio vorranno devolvere le somme in beneficenza questo farà loro onore. Cosa ne pensate?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-197155364272532576?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/197155364272532576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=197155364272532576' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/197155364272532576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/197155364272532576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/09/lo-sciopero-dei-calciatori.html' title='Lo sciopero dei calciatori'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5516344074240184384</id><published>2010-09-02T11:20:00.000+02:00</published><updated>2010-09-02T11:20:16.748+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri in libertà'/><title type='text'>Ennesima tragedia della strada...</title><content type='html'>Due giorni fa, a Pisa in una strada del centro storico, un ragazzo di vent'anni ha perso la vita falciato da un auto guidata da un diciannovenne brasiliano senza patente e senza permesso di soggiorno. Ovviamente l'investitore si è dato alla fuga a piedi insieme alla sua compagna con analoga situazione anagrafica.&lt;br /&gt;Si è scoperto poi che la macchina gli era stata prestata da un' "imprenditrice" brasiliana del nord Italia.&lt;br /&gt;Questa la cruda fotografia dell'accaduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora io mi chiedo perchè ogni giorno debbano accadere fatti del genere nell'indifferenza generale, a parte la disperazione dei familiari, e soprattutto di quella di forze dell'ordine, magistratura e governo.&lt;br /&gt;Le statistiche " a naso" che ciascuno di noi è in grado di compilare sulla base di letture quotidiane, tv e internet ci dicono che la maggior parte di coloro che viaggiano in auto senza patente e spesso senza assicurazione sono clandestini ( raramente si sente di italiani nelle stesse condizioni ). Ciò assodato è possibile che non sia possibile prevenire il ripetersi di tali fenomeni con opportuni interventi di controllo senza passare per "razzisti"?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5516344074240184384?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5516344074240184384/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5516344074240184384' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5516344074240184384'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5516344074240184384'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/09/ennesima-tragedia-della-strada.html' title='Ennesima tragedia della strada...'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-2164673824686946166</id><published>2010-09-02T08:27:00.003+02:00</published><updated>2010-09-02T09:00:55.664+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensieri in libertà'/><title type='text'>Crash dei server di My Militaria</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avrei voluto iniziare questo nuovo blog dedicato ai "pensieri in libertà" con qualcosa di più interessante ma, purtroppo, non ho altro mezzo per avvertire i visitatori del mio sito MyMilitaria che da ieri pomeriggio non è più raggiungibile a causa dell'improvviso crash che ha colpito i server del mio provider. I tecnici sono al lavoro per sostituirli e si spera che tutte le funzioni del sito possano ritornare a regime nel pomeriggio di oggi. Ovviamente anche il server di posta non funziona e quindi non ho modo di riceverla e di rispondere. Mi scuso per l'inconveniente che spero si possa risolvere nei tempi preannunciati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venendo adesso al titolo di questa etichetta, è mia intenzione scrivere liberamente di ciò che vedo e che non mi piace ( o che mi piace moltissimo ) visto che internet offre questa grande opportunità a chiunque di far sentire la propria voce. Spero che vorrete seguire il mio esempio aggiungendo ai miei post i vostri commenti, favorevoli o contrari non importa purchè sempre nei limiti dettati dalla correttezza e dal rispetto del pensiero altrui. A presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-2164673824686946166?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/2164673824686946166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=2164673824686946166' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/2164673824686946166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/2164673824686946166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/09/crash-dei-server-di-my-militaria.html' title='Crash dei server di My Militaria'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-5785871429571516736</id><published>2010-08-17T20:29:00.005+02:00</published><updated>2010-08-17T22:03:10.188+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Il campo di prigionia di Coltano ( Pisa )</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TGrdc28Y1eI/AAAAAAAAABU/6acV2Go_7xY/s1600/coltano_1.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TGrdc28Y1eI/AAAAAAAAABU/6acV2Go_7xY/s320/coltano_1.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506456982268728802"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi ho fatto una scoperta! Mentre stavo uscendo dalla trattoria del circolo ARCI di Coltano ( dove ho mangiato la miglior grigliata della mia vita ) mi ha fermato un giovane in moto che veniva da Bergamo e stava cercando il punto dove era situato nel 1945 il campo di prigionia per ex soldati della RSI dove suo nonno era rimasto per circa un anno. Mentre parlavamo ci siamo accorti che sul fabbricato del circolo arci esisteva ancora la scritta "ONC Coltano" ( Opera Nazionale Combattenti ) cosa che ci ha stupito non poco. Dopo aver chiesto informazioni al gestore ho scoperto che esisteva nelle vicinanze un cippo a memoria di coloro che qui erano stati imprigionati dagli americani. Messomi alla ricerca dell'unico luogo che ne conservava ancora la memoria alla fine ho trovato il cippo e l'asta con la bandiera che garriva al vento di libeccio e che ho immediatamente fotografato.&lt;br /&gt;( Dal sito www.italia-rsi.org )  "Il primo campo di concentramento per prigionieri di guerra in Toscana fu il PWE 334, a Scandicci (Firenze).  Il PWE 339 sorse a San Rossore; i PWE 336, 337 e 338 vennero allestiti nella tenuta di Coltano (Pisa).  Erano tutti destinati ad ospitare prigionieri militari tedeschi e italiani, appartenenti alle FFAA e ad altre formazioni militari della RSI. Il PWE 337, però, si distinse subito per l'eccezionale durezza delle condizioni di vita imposte dai vincitori.  Condizioni di vita: ma dovremmo dire piuttosto di mera sopravvivenza, ai limiti del più elementare istinto di conservazione. Furono troppi quelli che non ce la fecero. Ecco, al riguardo quanto dice Pietro Ciabattini, che in quel campo fu internato: «Il 25 luglio 1945 tutti i prigionieri italiani concentrati nei vari PWE in Toscana erano già stati fatti affluire nel PWE 337, più conosciuto come "campo di Coltano". «La sua triste esistenza fu taciuta all'opinione pubblica fino a metà settembre del 1945, dopo che gli americani il 30 agosto avevano trasferito alle autorità italiane la giurisdizione su quel campo di prigionia. «Solo allora la stampa italiana si interessò di ciò che avveniva dietro quei reticolati in quella torrida pianura pisana, descrivendo la misera esistenza di migliaia di esseri umani, scalzi, nudi, laceri, malati e bisognosi di tutto, senza che nessuna autorità si decidesse ad addivenire ad una rapida soluzione del problema.  Descrivere la disgraziata vita del PWE 337 è compito arduo nel timore di non essere creduto, ma più arduo è riuscire a convincere che ciò accadde davvero a prigionieri di guerra di un esercito ricco e vittorioso, e a conflitto ormai cessato. [...] I giornali si sbizzarrirono per una settimana a scrivere sulla drammatica vicenda di quei prigionieri, ma dei numerosi e misteriosi decessi per uccisioni, malattie e stenti nessuno ne scrisse una parola.  Molti morirono nei "campi", nel "lazaret", altri nell'Ospedale da Campo n. 99 WQ06, o nel 650 di riserva per militari italiani.  Anche al Sanatorio, all'ospedale Militare di Livorno e al Manicomio di Volterra ci furono numerosi morti, ma i relativi documenti o non sono visibili o non esistono più. «Nessuno, tranne gli archivisti USA, conoscerà mai il numero dei deceduti di Coltano.  Mistero e silenzio anche sui luoghi dove venivano sepolte le salme. [...] E’ certo che, a distanza di cinquant’anni, sui decessi di Coltano, esiste ancora il "top secret" e anche da parte delle autorità preposte non vengono fornite notizie precise» (P. Ciabattini, Coltano 1945.  Un campo di concentramento dimenticato, Mursia, Milano 1995).&lt;br /&gt;Qualcosa, negli ultimi anni, si è mosso: un'aria diversa, un atteggiamento di maggiore apertura, la voglia di guardare con occhi nuovi a un passato non poi così vecchio... O così sembrava.  Tant'è che finalmente, dopo anni di impegno da parte dei reduci di Coltano,  si è riusciti a consacrare quel terreno maledetto da tante famiglie edificandovi un "Campo della Memoria": il 22 settembre 1996  si svolgeva la cerimonia di inaugurazione del Campo."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo il monumento ha subito numerosi "attentati" negli anni a seguire anche se è sempre stato ricostruito a cura dei reduci e oggi si presenta come nelle foto da me scattate proprio oggi. Per chi volesse visitarlo, magari approfittando di una vacanza in Toscana, ecco alcune indicazioni per raggiungerlo ( non è certo facile ). Venendo da nord con l'autostrada Genova Livorno, uscire a Pisa centro e imboccare la via Aurelia in direzione Livorno. Dopo alcuni km, sulla destra si trova un cartello con l'indicazione "Coltano". Imboccare questa strada in salita e a metà, di fronte ad un ristorante, girare a sinistra e proseguire sempre dritti fino a Coltano. Arrivati di fronte ad alcune grandi costruzioni girare a destra e, dopo un centinaio di metri, imboccare la seconda strada sulla destra che conduce ad una pinetina. Dopo aver superato alcune case coloniche sui due lati, fare attenzione ad una piccola strada sulla destra che ci condurrà in poche decine di metri al Campo. Vi assicuro che l'emozione vale il viaggio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TGrcvJJ5gbI/AAAAAAAAABM/Rn5ge3VgenA/s1600/coltano_2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 236px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TGrcvJJ5gbI/AAAAAAAAABM/Rn5ge3VgenA/s320/coltano_2.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506456196883251634"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-5785871429571516736?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/5785871429571516736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=5785871429571516736' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5785871429571516736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/5785871429571516736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/08/il-campo-di-prigionia-di-coltano-pisa.html' title='Il campo di prigionia di Coltano ( Pisa )'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/TGrdc28Y1eI/AAAAAAAAABU/6acV2Go_7xY/s72-c/coltano_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-216513261104494248</id><published>2010-01-28T08:09:00.007+01:00</published><updated>2010-01-28T08:57:00.070+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parliamo di Militaria...'/><title type='text'>Collezionare conviene?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/S2FDI9kYusI/AAAAAAAAAAg/Rz0CDgiZVzk/s1600-h/financial.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 182px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/S2FDI9kYusI/AAAAAAAAAAg/Rz0CDgiZVzk/s200/financial.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431696446830721730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Navigando in Internet mi sono imbattuto in un articolo apparso recentemente sul prestigioso "Financial Times" che parla di collezionismo militare. Adesso mi aspetto che l'argomento venga ripreso dai nostri media per cui probabilmente a breve diventeremo famosi. &lt;br /&gt;L'articolo in questione nasceva dalla constatazione che in questi momenti di crisi finanziaria molti investitori avevano scoperto ordini e decorazioni militari come nuovo bene rifugio. Nelle principali aste inglesi organizzate da &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Bonham&lt;/span&gt; in Knightsbridge  e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Spink&lt;/span&gt;, alcune decorazioni avevano raggiunto cifre da capogiro come quella risalente alla Battaglia di Waterloo aggiudicata per £330,951. &lt;br /&gt;Il famoso esperto &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Oliver Pepys&lt;/span&gt; di Spink, stima che questo mercato stia crescendo ad una media di 20 milioni di sterline all'anno avendo raggiunto i 150 milioni nel 2008 che, per un settore di nicchia come quello della "militaria", costituisce per certi versi un risultato quasi inspiegabile. &lt;br /&gt;Per trovare una risposta il giornalista aveva intervistato &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Andrey Khazin&lt;/span&gt;, un famoso collezionista russo che nella sua casa di Mosca ospita forse la più grande collezione di decorazioni del mondo.&lt;br /&gt;Khazin, la cui intervista aveva dato il titolo all'articolo &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"None but the brave"&lt;/span&gt;, non solo aveva confermato la scoperta di questo mondo da parte di nuovi investitori più che collezionisti ma ne aveva spiegato le motivazioni con il fatto che le decorazioni più appetite, quelle con dietro una storia, erano  "pezzi unici" e come tali destinati a vedere crescere costantemente il loro valore, essendo questo un mercato dove la "materia prima" è finita e non riproducibile ( fatti salvi ovviamente i falsi ). La conclusione era che i prezzi sono destinati a crescere costantemente negli anni a venire e che ciò attirerà nuovi investitori i quali a loro volta alimenteranno questa crescita. &lt;br /&gt;Voi cosa ne pensate?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-216513261104494248?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/216513261104494248/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=216513261104494248' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/216513261104494248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/216513261104494248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2010/01/collezionare-conviene.html' title='Collezionare conviene?'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_h4zD7MQzvv8/S2FDI9kYusI/AAAAAAAAAAg/Rz0CDgiZVzk/s72-c/financial.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-7500486987437300856</id><published>2008-10-19T21:41:00.013+02:00</published><updated>2008-10-19T22:47:18.036+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>In ricordo della strage degli innocenti di Gorla</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mymilitaria.it/docs/gorla1g.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://www.mymilitaria.it/docs/gorla1g.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Pubblico volentieri questo articolo dello storico Fabio Brioschi, apparso su Epolis del 18 ottobre scorso:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Il 20 ottobre del 1944 la seconda guerra mondiale produsse su Milano una delle ferite più profonde e dolorose di tutto il conflitto. Durante una missione alleata di bombardamento degli impianti indistriali a nord est della città uno squadrone aereo scaricò tonnellate di esplosivo sul quartiere periferico di Gorla. La storia è tristemente nota ma ancora oggi a 64 anni di distanza se ne celebra giustamente la cupa memoria: uno degli ordigni colpì la scuola elementare "Francesco Crispi", sotto le cui macerie rimasero 184 innocenti bambini e le loro maestre. La Storia, quella con la "S" maiuscola, non ha ancora stabilito perchè una missione di guerra destinata a colpire gli stabilimenti Breda e Alfa Romeo abbia, invece, seminato morte e disperazione su un quartiere popolare, andando a colpire nel suo cuore più profondo e tenero, una scuola elementare. Ciò che è certo è che quando l'allarme antiaereo suonò alle 11,14 del 20 ottobre 1944 lo squadrone che avrebbe portato la distruzione si trovava fuori rotta rispetto al proprio obiettivo originale e il suo comandante ne era bene a conoscenza. A quel punto, e non si sa perchè, prese la decisione di scaricare lo stesso le proprie bombe, che giunsero sul quartiere alle 11,29. Era giorno, il cielo era sereno e un pilota esperto non avrebbe mai potuto confondere una fabbrica con una casa. Il monumento che oggi ricorda la strage, costruito a spese dei genitori, conserva i poveri resti delle piccole vittime. Non si potrà mai rendere giustizia, ma almeno non si dimentichi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, credo che queste poche righe diano una perfetta idea di quello che è accaduto 64 anni fa. Sarebbe bello che domani qualcuno si ricordasse di portare un mazzo di fiori su quel monumento, come oggi è d'uso per le vittime innocenti di azioni tanto perverse. Qui intanto riproduco un valantino artigianale dell'epoca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.mymilitaria.it/docs/gorla1g.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-7500486987437300856?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='image/jpeg' href='http://www.mymilitaria.it/docs/gorla1g.jpg' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/7500486987437300856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=7500486987437300856' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7500486987437300856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/7500486987437300856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2008/10/in-ricordo-della-strage-degli-innocenti.html' title='In ricordo della strage degli innocenti di Gorla'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-3585439075286374484</id><published>2007-08-06T09:35:00.000+02:00</published><updated>2007-08-06T09:38:04.220+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiere Mostre e Mercatini'/><title type='text'>Parliamo di Fiere...</title><content type='html'>Ecco un nuovo post che spero interessi ai molti abituali frequentatori di Fiere e Mercatini dedicati alla Militaria. Qui ciascuno di noi potrà raccontare le sue esperienze, inviare suggerimenti o critiche sulle ultime manifestazioni visitate e segnalare quelle, a parer suo, da visitare nell'immediato futuro. Lasciate liberamente i vostri commenti, anche in forma anonima. Verranno tutti pubblicati a meno che non contengano frasi offensive o accuse generiche e non provate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-3585439075286374484?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/3585439075286374484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=3585439075286374484' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/3585439075286374484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/3585439075286374484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2007/08/parliamo-di-fiere.html' title='Parliamo di Fiere...'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-1163900327846319288</id><published>2007-04-11T17:07:00.001+02:00</published><updated>2007-04-11T17:07:58.691+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presentazione'/><title type='text'>Benvenuti! Welcome!</title><content type='html'>Cari amici collezionisti, benvenuti sul nuovo "blog" di MyMilitaria!&lt;br /&gt;Ormai tutti hanno il proprio "blog"! Poteva quindi mancare quello di MyMilitaria? Certo che no ed ecco quindi questa nuova iniziativa destinata a facilitare i contatti tra i membri di quella che oggi è una vera "comunità" di amici di MyMilitaria. Questo non è un "forum", nè vuol esserlo o diventarlo ( ne esistono già molti e alcuni pregevoli ) ma solo un luogo dove scambiarsi opinioni, chiedere informazioni, suggerire nuove idee o fare le proprie critiche ( alle quali risponderò con piacere ). E' stato suddiviso in categorie per facilitare la scelta degli argomenti trattati, anche se di ampio respiro. Saranno quindi bene accetti i vostri futuri suggerimenti. Grazie e cordiali saluti a tutti. Gian Domenico&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-1163900327846319288?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/1163900327846319288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=1163900327846319288' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1163900327846319288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/1163900327846319288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2007/04/benvenuti-welcome.html' title='Benvenuti! Welcome!'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7106418387698350503.post-8732747709871128421</id><published>2007-04-11T17:07:00.000+02:00</published><updated>2007-04-12T08:30:08.694+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crimini di guerra'/><title type='text'>Bombardamento di Dresda</title><content type='html'>Nei giorni 13 e 14 febbraio scorsi è trscorso, senza che nessun organo di informazione ne abbia dato in alcun modo notizia, il 62° anniversario di uno dei peggiori massacri di innocenti che la storia dell'umanità ricordi: il bombardamento dell'indifesa città tedesca di Dresda.&lt;br /&gt;Come altri terribili fatti accaduti durante la seconda guerra mondiale ad opera degli alleati, anche questo è stato "silenziato" dai vincitori tanto che ancora oggi si preferisce non parlarne più di tanto e, a quanto sembra, anche gli stessi tedeschi contribuiscono a mantenere in atto questa congiura del silenzio tanto deve essere il loro senso di colpa per quanto provocato dal nazismo.&lt;br /&gt;Per tutti coloro che non conoscessero ciò che significò nel febbraio 1945 il bombardamento di Dresda ho inserito un link ad un articolo di Cronologia ( http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm ) che ben ne illustra la cronaca e le conseguenze.&lt;br /&gt;Mi piacerebbe raccogliere in questo post le vostre segnalazioni di fatti analoghi, anche se ovviamente di minor gravità, che vi risultano certamen te accaduti e dei quali non si trova quasi traccia nella storiografia ufficiale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7106418387698350503-8732747709871128421?l=mymilitaria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm' title='Bombardamento di Dresda'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://mymilitaria.blogspot.com/feeds/8732747709871128421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7106418387698350503&amp;postID=8732747709871128421' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/8732747709871128421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7106418387698350503/posts/default/8732747709871128421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://mymilitaria.blogspot.com/2007/04/bombardamento-di-dresda.html' title='Bombardamento di Dresda'/><author><name>Gian Domenico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17868554664427869710</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-0CYRDRMIWGw/TWYAZsLRyQI/AAAAAAAAACo/L-Nh66O9TBI/s220/apple_1.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry></feed>
